

Nelle società tradizionali, com’è noto, sia l’emissione della moneta sia l’applicazione delle arti mediche erano prerogativa della casta sacerdotale, in ragione dei collegamenti sacri richiesti per il normale svolgimento di queste due funzioni della vita sociale, rispettivamente assegnate al fine di assicurare il benessere fisico ad ogni singolo membro della comunità e il corretto funzionamento degli scambi economici e commerciali fra gli individui e fra i gruppi umani. Tale realtà, i cui echi giungono a noi da epoche remote, risulta particolarmente significativa nel momento in cui la si confronta con la degenerazione attuale di entrambi gli ambiti in questione, una volta che sia stato eliminato nello svolgimento di tali compiti ogni riferimento e collegamento superiore.
Infatti, per quanto riguarda il dominio medico e sanitario, oggi si può tranquillamente affermare che l’impegno dei suoi operatori, tranne rarissime eccezioni, è esclusivamente finalizzato a beneficiare quanto più possibile di quanto emesso dal potere finanziario, a cui è delegato nelle società evolute il compito di conio, col conseguente asservimento della classe medica e delle istituzioni sanitarie alle ingiunzioni e alle istanze di coloro che questa emissione controllano. Ma questo non è che uno fra i tanti settori ed organismi della società moderna in cui si sono modificati i termini di riferimento e i collegamenti di cui tener conto. Nella migliore delle ipotesi, si è assistito al progressivo predominio degli interessi materiali di pochi singoli esponenti, posti ai vertici del potere politico ed economico, a discapito dei benefici — fisici e non solo — per la popolazione amministrata.
Naturalmente un simile risultato e un tale capovolgimento non è dovuto al caso o all’avverso destino: c’è una logica in questa follia, oltre a un lavorio metodico, rigoroso, paziente e instancabile. Nel momento in cui il progresso, nella sua declinazione politica del liberalismo capitalistico e borghese — e i suoi figli illegittimi quali il socialismo, il comunismo, l’umanitarismo e via sovvertendo! — ha spazzato via gli antichi regimi tradizionali e le corrispondenti istituzioni organiche, impadronendosi del campo d’azione e intervenendo in profondità sui fondamenti e i presupposti del vivere civile, si è fatto in modo di ridurre la società alla esclusiva dimensione laica, prima, e irreligiosa ed atea, poi. Finendo così per separare lo Stato da qualunque istituzione religiosa, a cominciare dalla Chiesa cattolica, impegnata a rincorrere il mondo e le sue istanze terrene, dimenticandosi del Cielo.
In questo modo era inevitabile che una politica liberata dalla religione, un’economia separata dalla morale, una scienza avversaria della fede, e l’ignoranza sostituita alla Conoscenza conducessero all’attuale insensata anomalia e mostruosa instabilità. Oggi di fermo sicuro e certo c’è rimasta solo la constatazione che quanto ieri veniva attribuito ai deliri dei “complottisti” è diventato cronaca quotidiana e realtà in continuo svolgimento sotto gli occhi di tutti; al punto che nemmeno i suoi agenti e operatori negano oramai o cercano di nascondere le loro macchinazioni (il Forum di Davos docet!). Non ne hanno bisogno e si sentono sicuri di sé. Per cui si “gettano con tutto l’asino!” (come recita un vecchio detto popolare, sempre appropriato e puntuale) nella realizzazione e nel compimento delle loro trame; arrivando al punto di attrarre dalla loro parte e arruolare nelle loro file perfino qualche autorità religiosa, che in ragione di precedenti prestigi ed ereditate reputazioni rischia di risultare ancor più dannosa e devastante degli stessi agenti dichiaratamente avversi al modo di vita tradizionale.
Come faceva del resto giustamente notare il compianto Carlo Corbucci, in un suo sorprendente scritto (Le Dimore dei Paradisi e la Dimora della Perfezione, firmato col suo nome islamico Ahmed Kamal): prezioso per la profondità e l’attualità dell’analisi, essendo saldamente radicato nella Sapienza Universale, lo stato infantile della maggioranza degli uomini è sufficiente a farne un gregge, pronto ad interpretare, travisandoli, certi dogmi di fede nel loro riduttivo contenuto formale e letterario, senza riuscire a penetrarne i significati più elevati: «questo vale anche nel campo della politica, ovviamente con l’aggravante che qui è usato a fini di bieco inganno e potere e non di necessità; infatti, nonostante l’uso strumentale di certe parole come “progresso”, “presa di coscienza delle masse”, “democrazia”, “maturità dell’umanità”, “potere del popolo”, ecc. chi comanda realmente l’umanità da dietro le quinte del potere apparente e persino i rappresentanti di quest’ultimo che abbiano raggiunto un qualche livello di stabilità in questo potere per quanto apparente, sanno bene, come per una specie di riflesso rovesciato e “malefico” di saggezza, questo elementare principio allorché utilizzano certe parole e certe mitologie alle quali le masse, nonostante le delusioni e nonostante si siano ormai in un certo senso smaliziate, non possono fare a meno di continuare a credere, non fosse altro che per una necessità di sopravvivenza» (p. 76, nota 32).
E, se da una parte i progettisti del mondo moderno sembrano cominciare a raccogliere quanto hanno pazientemente seminato in fatto di cessione di sovranità, di controllo e di invadente accesso ai dati personali, di dipendenza e asservimento economico totale ed assoluto della popolazione agli usurai, di cancellazione del passato e dei suoi esempi e insegnamenti, dall’altra, per una inevitabile legge di compensazione, ci sarà sempre qualcuno dedito a distillare conoscenza e impegnato a superare i limiti autoimposti e le false dipendenze artificialmente indotte nell’attuale civiltà della menzogna e della miscredenza.
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