

In un mondo normale, dove si ragiona e si opera secondo regole precetti e consuetudini stabiliti e tramandati dalla saggezza umana su riflesso della Sapienza divina, e dove non ci si affida a inutili giri di parole per dire “pane al pane” e “assassini agli assassini”, sarebbe molto semplice orientarsi nelle intricate vicende internazionali che caratterizzano l’attuale fase storica; e già il solo buon senso basterebbe per individuare chi è vittima e chi è carnefice, chi è l’aggredito e chi è l’aggressore, chi ha ragione e chi ha torto. Ma, siccome non viviamo in un mondo normale, per dare una spiegazione alla direzione criminale imboccata dall’umanità, spesso si ricorre a espressioni tratte dalla psichiatria per definire i comportamenti dei protagonisti delle crisi attualmente in corso.
Infatti, se Filippo Tommaso Marinetti nel suo voler stupire ed essere originale ad ogni costo definì a suo tempo la Prima guerra mondiale “unica igiene del mondo”, mantenendosi, tuttavia, nell’ambito della semplice trovata poetica; quelli che oggi (ingenuamente!) vengono definiti dei pazzi, perché mostrano di puntare con ferma determinazione ad una conflagrazione mondiale, sono invece perfettamente lucidi e coerenti con la logica dei freddi numeri e degli interessati calcoli speculativi di chi da una guerra ha tutto da guadagnare. In linea con gli appetiti di un capitalismo spietato e predatorio il quale, avendo oramai da tempo superato ogni limite di sviluppo possibile è irrimediabilmente avviato verso una crisi sistemica (probabilmente terminale), ed è quindi spinto dalla necessità di aumentare ancora di qualche decimale il fatturato a giocarsi qualunque carta, anche la più rischiosa come quella di una guerra mondiale, a costo di distruggere ogni forma di vita sulla Terra, pur di assicurarsi ancora una stagione di profitti e di guadagni.
Ma ci si ingannerebbe se si pensasse che il calcolo di questi predoni sia solo di tipo economico, essendo il profitto, alla fin fine, nient’altro che un sovrappiù e un (gradevole) effetto collaterale. Con le leggi di guerra che ne seguirebbero, quelli che oggi reggono i destini del mondo avrebbero la strada spianata per emanare provvedimenti altamente restrittivi e per stabilire forti limitazioni alle libertà personali, al cui confronto quelli sperimentati durante il Covid risulteranno acqua fresca. L’economia di guerra permetterebbe, fra l’altro, il passaggio definitivo di ogni avere e proprietà nelle grinfie dell’alta finanza, non a caso particolarmente interessata a un tale esito delle vicende mondiali, verso il quale infatti spinge con tutti i mezzi a sua disposizione. D’altra parte, il controllo capillare e minuzioso di ogni singolo individuo tramite la già rodata identità digitale, renderà impossibile qualunque dissenso ed ogni forma di protesta e opposizione. E perfino il losco mercato dei bambini, a cui da sempre sono interessati certi ambienti, com’è sempre avvenuto in occasione di conflitti e crisi umanitarie, avrà a disposizione una “materia prima” illimitata e facilmente accessibile.
Così, quelle che prima erano le normali aspirazioni delle persone normali e l’obiettivo minimo per un loro futuro sereno e dignitoso, fondato su rapporti umani sani e sinceri, più importanti di qualunque tornaconto personale, per metter su famiglia e assicurarsi una discendenza, risulteranno all’improvviso delle egoistiche pretese, atte ad alimentare il “disfattismo” e a sottrarre preziose energie allo sforzo bellico, che ognuno sarà tenuto ad assicurare per la salvaguardia e la difesa del “nostro modo di vivere”.
E se nella civiltà classica e nel mondo antico la forza era sinonimo di bellezza, dove ciò che era bello era anche forte, e viceversa; essendo la forza un attributo degli eroi, essa coincideva col massimo della bellezza, dell’armonia e della luminosità; tutto questo è da tempo venuto meno, non c’è più. Per lo meno da quando il predominio della società dei mercanti ha trasformato la forza fondata sullo spirito in forza bruta e materiale, in sopruso e sopraffazione; che è poi il solo uso della potenza dell’energia e del vigore che riesce a fare un plebeo, un essere inetto e pauroso, subdolo e sleale, privo di carattere e senza onore, trovandosi a maneggiare strumenti di violenza ridotti a pura fonte di cattiveria e malvagità. Siano essi un’arma (il tritolo usato contro Falcone e Borsellino!), un registro di usurai (i pirati del Britannia!) o un semplice cavillo legale (Tangentopoli!).
Ma non si creda che tutto si riduca alla semplice dimensione materiale e che la guerra si svolga solo sul piano orizzontale, tramite l’esclusivo utilizzo di strumenti meccanici. In realtà nelle vicende umane e negli avvenimenti di questo mondo entrano sempre in gioco forze e presenze che rimandano alla dimensione sottile. Forze ed entità invisibili all’essere umano, ma non meno reali per i loro effetti su ciò che è visibile. E infatti nelle società tradizionali era risaputo che le guerre le distruzioni e le decadenze sono sempre precedute e sono conseguenza di scontri celesti; si pensi solo ad Omero quando descrive gli Dei che si precipitano l’uno contro l’altro, mettendo il cielo a soqquadro e spingendo gli uomini a combattersi.
Ignorare gli effetti e la realtà di questa dimensione superiore, essere insensibili alla sua presenza, espone a rischi non indifferenti, fino ad inimicarsi quelle stesse potenze che operano sottilmente. E quanti si illudono di portare facilmente a compimento le loro trame fanno spesso i conti senza considerare i veri protagonisti, giungendo così ad esiti inattesi e catastrofici. Come del resto è successo in tanti conflitti, iniziati con determinati scopi e finiti con risultati totalmente imprevisti. Se non altro, per via dell’eterogenesi dei fini, che potrebbe ora propiziare le condizioni per rimuovere – una volta per tutte! – la dipendenza coloniale e servile dell’Italia e dell’Europa, in seguito alla sconfitta di oltre ottant’anni fa che le ha private di ogni autonomia e sovranità.
Perché quanto più si ignorano le forze in campo tanto più si diventa vittime, venendo fulminati e sterminati per primi, essendo grave l’empietà per l’ignoranza dello “stato intermedio”, dove tutto quello che avviene (di buono o di cattivo) sulla terra trova la sua origine e le sue profonde radici. Quelli che confidano solo nelle forze della natura sono infatti più facilmente ingannati dai malvagi e cadono vittime delle forze avverse. Dio punisce le colpe dei reprobi, con la sua potenza, con la sua gravità, col suo giudizio, castigando con la devastazione e con la guerra, e spargendo il timore, perché dalla sfera di Marte dipendono la forza, la guerra, le afflizioni e il sovvertimento degli elementi; in coincidenza con lo scatenamento delle furie, le quali seminano in terra i mali, le discordie, le guerre, le desolazioni e i saccheggi. Forze che, secondo Porfirio, «abitano nelle viscere della terra e non v’ha cattiveria che non abbiano l’audacia di condurre a fine. Il loro umore è violento e insolente, tendono continue imboscate e durante le loro scorribande in parte si occultano, in parte si manifestano mercè la violenza, esultando solo là dove regna l’ingiustizia e la discordia».
Ma la Sapienza Universale ci insegna che il trionfo di tali forze è solo una passeggera illusione, e che quelli che si dedicano ad occupazioni che convengono alla loro natura avranno difese e purificate le loro anime, e con la loro condotta di vita godranno della salute corporale, della fermezza dello spirito, della tranquillità del pensiero, oltre a disporre del calore necessario a conservare la vita, ricevendo in modo armonico e continuo la luce intelligibile. Una volta compiuto quanto è nelle proprie possibilità, gli “uomini di buona volontà” verranno purificati dalle opere buone, e tendendo alle cose spirituali, nei tempi e nei luoghi appropriati, potranno raggiungere gli ordini e le dimensioni più elevati e possenti, nella cui custodia nulla potrà scalfirli del mondo inferiore, avvelenato dalle ambizioni terrene.
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