Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
Neurosis - Estrés
Ansiedad / Angustia
Miedos / Fobias
Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
Trastornos de Personalidad...

La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

jueves, 15 de diciembre de 2016

Pietro Mancuso, Ramana Maharshi. Un saggio dell’età dell’oro - IX - Il Mahasamadhi

Pietro Mancuso Ramana Maharshi. Un saggio dell’età dell’oro Il Mahasamadhi Nel 1947 la salute di Ramana iniziò a declinare. Nel febbraio dl 1949 fu notato una piccola escrescenza sotto il gomito sinistro simile per colore e forma a un cece nero.All’inizio si pensò che durante la notte muovendosi al buio avesse urtato il recinto del giardino dove qualche volta di svegliandosi di notte si recava. A un certo punto la cosa fu detta al dottor Shankar Rao, un medico in pensione che serviva come dottore dell’Ashram, che insieme al dottor Srinivasa Rao, un altro devoto esaminarono l’escrescenza. Dopo averla esaminata i due dottori decisero di asportarla. La cosa fu fatta in modo riservato, senza anestesia. Dopo un mese sembrava che la ferita fosse ben rimarginata ma un’altra escrescenza apparve nel braccio. Venne un eminente chirurgo, il dottor Raghavachari, da Madras che, in anestesia locale, la rimosse il 27 di marzo. Si scoprì che si era in presenza di un tumore chiamato sarcoma e si iniziò una radioterapia, nello stesso periodo un medico ayurvedico prescrisse delle erbe da applicare alla ferita. La salute di Ramana si deteriorò velocemente. Ramana diventava ogni giorno più debole e a volte quando si alzava dal divano le sue membra si scuotevano così violentemente che chi era in sua compagnia aveva paura che cadesse lui cercava di minimizzare l’angoscia dei suoi devoti dicendo « Oh, oh! Guardate sto danzando». I dottori vollero prelevare un po’ di tessuto per effettuare delle analisi e nel farlo tentarono di anestetizzare Ramana ma lui in modo fermo e reciso non volle dicendo al dottore di asportare quel che voleva. Durante l’asportazione di parte del tessuto tumorale Ramana diede segni di sentire gran dolore, il medico che aveva protestato alla sua decisione irremovibile di non usare anestetico osservo: «Vi avevo detto che sarebbe stato estremamente penoso», «Si», replicò Bhagavan, « il corpo sperimenta sofferenza. Ma io sono il corpo? (The Maharshi Luglio agosto 1996 The recollections of N. Balaram Reddy) ». Ci fu una terza operazione il 7 agosto del 1949. Il tumore riapparve e venne consigliato di amputare il braccio. Ramana disse « Non è il caso di allarmarsi. Il corpo è in sé stesso una malattia. Lasciate che abbia la sua fine naturale. Perché mutilarlo? Basterà una semplice medicazione sulla parte colpita (pag 77 Mahadevan Ramana Maharshi)». Si fece un’altra operazione il 19 dicembre di quell’anno, tutte queste operazioni furono fatte nel dispensario dell’Ashram. Nel febbraio del 1950 apparve una nuova massa tumorale. Molti devoti persero la speranza che la vita di Ramana fosse risparmiata. Alcuni invece credevano che Ramana non potesse morire per questa malattia, che un saggio come Bhagavan non poteva soccombere a una comune mortale afflizione. Man mano che il suo corpo si indeboliva la sua magnifica aurea e il suo splendente sguardo che avevano sondato l’anima dei suoi devoti lasciando una impressione e un mutamento incancellabili sembrava espandersi vieppiù. Balam Reddy, un suo devoto, durante l’ultima fase della sua malattia, vedeva una aurea luminosa in cui era immerso Bhagavan ma la imputava al suo stato d’animo e alla sua devozione. Un giorno accompagnò in visita un ministro del governatorato di Madras, all’uscita il ministro gli domandò cosa fosse quella brillanza o radianza che pervadeva la stanza del Maharishi. Il 15 marzo un team di dottori allopatici si riunirono nel dispensario dell’Ashram e si confrontarono sulle condizioni fisiche di Ramana. La conclusione fu che Ramana sarebbe vissuto al massimo un altro mese. La previsione si dimostrò corretta. I dottori in quell’occasione dissero anche che ogni restrizione alimentare fosse inutile e che avrebbe potuto mangiare o bere ciò che più gradiva. Intanto le notizie della sua imminente morte portarono uno straordinario flusso di devoti che volevano avere il darshandel saggio di Arunachala. La direzione dell’Ashramemise un bollettino il 14 aprile, il giorno della morte di Ramana, in cui si diceva che il darshan del saggio era sopseso. Ramana fece ritirare il bollettino e benché il suo corpo dovesse soffrire atroci spasmi egli volle dare il suo ultimo darshan alla usuale ora dalle 5 alle 6 del pomeriggio. «Ad ogni darshan noi scrutavamo il suo viso per scorgere i segni della sua fine. Essi vennero la sera del quattordicesimo giorni di aprile. Stava disteso come al solito ma la sua mascella rilassata cadeva lasciando la bocca aperta e i suoi occhi straordinari erano serrati. La morte era così fortemente impressa sul suo volto che centinaia di uomini e qualche donna, violando le regole dell’Ashramche non voleva la loro presenza dopo il calar del sole, sedevano sotto il porticato o si stringevano alla sua ringhiera aspettando nervosamente qualche novità. Un gruppo di preti brahamani del vecchio tempio si disposero a cerchio intorno a un’incensiere e iniziarono a cantare un inno alla sacra montagna. Era una canzone scritta dallo stesso Bhagavan anni prima. Qualche poliziotto venne dalla città e presero posizione. Tutti avevano gli occhi fissati su una piccola finestra tramite cui si potevamo vedere le teste degli attendenti attorno al letto di Bhagavan e il ventaglio che uno di loro muoveva indietro e avanti sopra il sant’uomo. Guardavamo il ventaglio, il solo segno che Bhagavan fosse vivo. I preti cantarono verso dopo verso l’inno alla montagna sacra, la cui facciata meridionale saliva nel cielo blu scuro punteggiato di stelle sopra l’Ashram: “Arunachala Shiva! Arunachala Shiva! Arunachala Shiva! Arunachala”. I devoti si muovevano inquieti sotto la sferza delle voci. Pochi stavano pressati contro la ringhiera sotto la piccola finestra. Giunse il sarvadhikari e sua sorella, attraversarono la folla e entrarono nella camera dell’ammalato, La polizia spinse la gente avanti e ordinò di indietreggiare. La folla attendeva nervosamente. All’improvviso qualcuno urlò “il ventaglio si è fermato”! La folla gemette e spinse avanti. “Mio Dio!”, disse qualcuno. Il ventaglio si mosse ancora. La voce della folla crebbe, seguendo il comando dei preti che cantavano. Il fratello riapparve sul porticato e stette sopra i devoti, alto, sdegnoso, ruminando betel. “Nessuna folla qui” raucamente strillò, agitando la mano flaccida a un gruppo che stava sotto la veranda. “Indietro”. Un assistente camminando rapidamente lo oltrepassò e sparì nella folla. Si sparse la voce che i più stretti discepoli di Bhagavan erano stati chiamati per l’ultimo darshan. Un giovane indiano si precipitò da Chadwick. “Puoi vederlo adesso!”, strillo emozionato. “Io non voglio vedere” Chadwick irritato sbottò lasciando cadere la testa fra le mani. La concitazione della folla che mulinava nei pressi della porta si ingigantì. Preghiere e grida e concitate domande ribollivano in una isterica baraonda. I devoti combatterono per attraversare la folla e arrivare alla piccola stanza. Il canto dei preti si sovrapponeva alla confusione: “Arunachala Shiva! Arunachala Shiva! Arunachala Shiva! Arunachala!”. E giusto quando la follia raggiunse il suo apice il ventaglio arrestò il suo movimento nella piccola stanza e una meteora taglio un sentiero d’oro nel cielo e sparì sopra Sri Arunachala nel momento innocui Sri Ramana Maharshi diede il suo ultimo respiro. Mentre combattevo per farmi strada verso la piccola stanza udì Chadwick lamentarsi “se ne è andato”. Una donna americana svenne e fu portata via. Un gruppo di donne indiane uscì dalla stanza barcollando e stringendosi le une alle altre con le facce segnate dall’angoscia. Dietro di loro uscirono gli assistenti portando il corpo sul suo divano, spingendosi attraverso la folla isterica dentro la hall del tempio. Qui tenuto su da cuscini e sommerso da ghirlande di gelsomino, il corpo che una volta ospitava un dio sedette tutta la notte, dando un finto darshanai devoti che sedevano attorno a lui cantando inni (I saw a god die By Darrel Berrigan in The Maharishi Marzo Aprile 1993)». Il 14 aprile del 1950, alle ore 8 e 47, con gli occhi sempre fissi sul sacro Monte, il respiro di Ramana lasciò la sua abitazione di carne. - Artículo*: Pietro - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

- Enlace a artículo -

Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL.

(No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí presentados)

No hay comentarios:

Publicar un comentario