Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
Neurosis - Estrés
Ansiedad / Angustia
Miedos / Fobias
Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
Trastornos de Personalidad...

La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

miércoles, 8 de junio de 2022

Le religioni dei Celti e dei popoli Balto-Slavi

Vittore Pisani, insigne studioso scomparso nel 1990, ha dato lustro alla tradizione degli studi filologici e storico-religiosi. Fu docente nelle Università di Firenze e Cagliari e, successivamente, nell’Ateneo milanese, che aveva già inglobato la Regia Accademia Scientifico-Letteraria, dove aveva svolto il proprio magistero il goriziano Graziadio Isaia Ascoli. L’illustre studioso isontino ebbe il merito di liberare la glottologia dai vincoli metodologici che fino ad allora l’avevano legata alla Storia comparata delle lingue. Pisani operò sulla scorta dell’intuizione di Ascoli. Lo ricorda Maurizio Pasquero nell’Introduzione a un’opera di rilievo del filologo, Le religioni dei Celti e dei Balto-Slavi nell’Europa precristiana. Il volume è da poco nelle librerie per i tipi di Iduna editrice (per ordini: associazione.iduna@gmail.com, pp. 101, euro 12,00). La prima edizione del libro uscì nel 1950. Si trattava della rielaborazione di una serie di scritti che l’autore aveva pubblicato sulla prestigiosa Storia delle religioni, edita da UTET e diretta da Pietro Tacchi Venturi, noto come “il gesuita di Mussolini”. Il testo ha il rigore dello studio accademico ma è in grado, al contempo, di coinvolgere il lettore non specialista. Il tratto che si evince immediatamente nelle opere del Pisani, è la dimensione affabulatoria, coinvolgente della prosa. Il volume in questione è aperto dalla trattazione della religione dei Celti. L’autore muove dalla presentazione dello stato “fluido” nel quale versava l’Europa dei primordi, sospesa tra i culti ctonio-femminili delle religioni indo-mediterranee e la nuova visione di cui furono latori gli invasori euroasiatici. Avevano, questi, una visione patrilineare e, pertanto, il loro mondo era: «socialmente stratificato, elevava […] nel proprio pantheon celeste figure in prevalenza maschili» (p. IV). Nell’esegesi dei culti dei popoli indagati emerge un rimescolamento delle due kultur. Sotto il profilo del metodo è necessario tener presente, precisa lo studioso, che le notizie a nostra disposizione sul periodo più arcaico delle religioni dei Celti e dei Balto-Slavi sono limitate e, in epoche più tarde, viziate dall’interpretatio romana e cristiana. Al centro della religione celtica stava la casta sacerdotale dei Druidi, che trasmetteva oralmente il sapere sacro. La Keltiké delle origini aveva il volto di: «una religione omogenea, politeista, fortemente legata alle manifestazioni della natura» (p. V) ma, nel corso del tempo, andò trasformandosi. I Druidi svolgevano, al contempo, funzioni sacerdotali, taumaturgiche, magiche e, stando alla lezione di Luciano: «impartivano la dottrina della trasmigrazione delle anime. Ma ciò […] non escludeva la credenza in “un mondo ultraterreno”» (pp. V-VI). I Druidi officiavano il rito, poiché erano gli intermediari della divinità suprema, che Cesare identificò con il Dis pater. A volte presiedevano a sacrifici umani. Tali pratiche sono stigmatizzate negativamente dai commentatori greco-latini. In realtà, la pratica di: «decapitare i nemici non era un atto di crudeltà gratuita, il celta rendeva onore a un avversario valoroso e per celebrarne la memoria ne conservava e ne esponeva la testa» (p. VI). La Triade divina suprema era rappresentata da Taranis, “il fulminatore”, Teutates, il “dio degli eserciti”, Esus, dio “cinghiale”, seguiti da divinità minori quali Ogma, il dio “dell’eloquenza”, e Cernunnus, dio “cervo”, rinviante al Paśupati vedico, Signore degli animali. Non mancavano divinità femminili e uno stuolo di ninfe, cui si rendevano i dovuti onori nei santuari naturali a cielo aperto. La religione degli Slavi, a dire di Pisani, era un sistema enoteistico caratterizzato da un assetto in cui primeggiava Perun, dio supremo, cui era consacrata la quercia. Spesso era rappresentato come fuoco, assumendo anche l’appellativo di “dio della calura estiva”. Vi erano, inoltre, dei antropomorfi ed altri con più busti o più braccia, caratteristiche da cui si evincono possibili influssi orientali. Assai diffusa tra gli Slavi era la divinizzazione dei fenomeni naturali: il fuoco, le sorgenti, i boschi, gli alberi, dove venivano venerati un numero considerevole di folletti rurali, spesso di indole maligna. Nel culto domestico avevano rilevanza divinità tutelari, simili ai Penati romani. I riti funerari contemplavano tanto la cremazione, quanto l’inumazione. In genere, la cremazione prevedeva la deposizione del cadavere su una imbarcazione che veniva data alle fiamme. Le donne potevano divenire sacerdotesse: ad esse era attribuita la pratica della mantica. I luoghi di culto erano costruzioni lignee, sul modello norreno, ma: «erano le selve l’ambito di culto prediletto, così come gli alberi la residenza degli dei» (p. X). La religione dei Balti rivela, fin dalle origini, un’evidente sintonia con la religione primeva indoeuropea. Padre sommo era Perkúnas, divinità uranica avente per attributo la folgore e, spesso, identificato con il fuoco perpetuo, il Sole. Lo narra il mito di Teljavel, il fabbro che avrebbe forgiato il disco solare e lo avrebbe posto in cielo. La madre del dio supremo, Perkunatete, ogni notte lavava il Sole nell’Oceano affinché questi, il giorno successivo, rigenerato, tornasse a risplendere sul mondo. Tra le divinità telluriche, ruolo di rilievo era affidato a Kurkas, dio della fertilità. In suo onore, in Polonia, a metà del secolo scorso, veniva ancora eretto l’ultimo covone della mietitura, a forma di fallo. Centrale la dea Pergrubias, che rinvia alla primavera, all’eterna rinascita della vita. Al suo culto si accompagnava quello di Pūšátis, Signore dei boschi che aveva dimora tra le radici di un sambuco e, al cui seguito, erano posti numerosi folletti. La triade suprema del Pantheon prussiano era rappresentata da Patelus, Perkúnas e Patrimpas. Patelus era venerato come anziano, mentre Patrimpas aveva le fattezze di un giovane. Il loro potere era contrastato dal malevolo dio ctonio, Vēlionis, custode delle anime e praticante la magia nera. Brughiere, acque e selve erano ritenute sacre: «I culti religiosi si svolgevano prevalentemente all’aperto e consistevano in sacrifici che […] contemplavano offerte vegetali e animali» (p. XIII). Il tempio più importante si trovava a Romowe e il culto era presieduto da un pontifex maximus. Un libro importante quello che abbiamo presentato, in quanto porta alla luce gli aspetti essenziali di religioni arcaiche, ancora oggi, poco conosciute ma rilevanti per la definizione dell’ubi consistam della Tradizione europea. Artículo*: Giovanni Sessa Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) #Psicologia #Menadel #MijasPueblo *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Il libro di Vittore Pisani, uscito in prima edizione nel 1950, porta alla luce gli aspetti essenziali di religioni arcaiche ancora oggi poco conosciute.

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