Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
Neurosis - Estrés
Ansiedad / Angustia
Miedos / Fobias
Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
Trastornos de Personalidad...

La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

martes, 13 de diciembre de 2022

Dostoevskij antimoderno e fantastico

Fëdor Dostoevskij è maestro indiscusso della letteratura moderna, oltre che profetico annunciatore, assieme a Nietzsche, del nichilismo che pienamente si dispiegherà nel secolo XX. Nel 1865, un anno dopo aver dato alle stampe lo straordinario I racconti del sottosuolo, pubblicò uno scritto, dal finale incerto e sospeso, intitolato Il coccodrillo. Il testo è finalmente proposto nella nostra lingua dalla casa editrice Adelphi, per la cura di Serena Vitale (pp. 97, euro 12,00). Si tratta di un racconto breve “anomalo”, non in linea, dal punto di vista formale e contenutistico, almeno al primo superficiale approccio, con i grandi romanzi dello scrittore russo. In queste pagine, Dostoevskij presenta, in modalità esilarante, divertendosi e divertendo il lettore, una storia fantastica, un narrato che mette in discussione le certezze di ogni realismo, sia sotto il profilo gnoseologico che letterario. Utilizza una lingua nuova, inusuale nella letteratura russa (e non solo) della seconda metà del secolo XIX, grazie alla quale nel racconto: «si allentano gli anelli della consequenzialità e viene smascherata la pochezza del determinismo causale» (p. 97). L’autore si pone oltre il logocentrismo, mostra, infatti, che l’umorismo e la facezia sono in grado, paradossalmente, di smentire le certezze apodittiche, ubi consistam del pensiero moderno e positivista. Lo svanire delle certezze, ci dice lo scrittore, apre al dubbio universale, alla sospensione del giudizio. Per questo le vicende del protagonista de Il coccodrillo non hanno effettiva e congruente conclusione. La fine resta inopinabile, imprecisata, proprio come accade al progetto di vita di ogni uomo. La narrazione è ambientata a Pietroburgo, città che vive sull’abisso del possibile, dove può accadere di tutto, perfino l’impensato. In un negozio del Passage, la prima elegante galleria commerciale della Russia zarista che, proprio come i Passages parigini di cui ha detto Benjamin, avrebbe dovuto celebrare i fasti del capitalismo rampante, esempio di “preistoria della modernità”, un tedesco espone al pubblico, previo pagamento di biglietto d’accesso, un animale esotico, un coccodrillo. Il funzionario ministeriale di basso rango, Ivan Matveič, supponente, pieno di sé, come ogni progressista che si rispetti, decide di accompagnare, assieme a un amico (voce narrante), la moglie Elena Ivanovna, tipica rappresentante del nuovo ceto borghese e cliente dei negozi del Passage, in visita dallo strano animale. Matveič stuzzica, con il guanto, il naso del coccodrillo e questi, per reazione, fa dell’uomo un sol boccone. Mentre i presenti discutono tra loro se fosse conveniente aprire il ventre dell’animale e liberare il malcapitato, questi sostiene di trovarsi benissimo nelle viscere del coccodrillo e comunica la sua decisione irremovibile di rimanere dove si trova. Ritiene, infatti, che lontano dalla società e dai suoi svaghi potrà diventare un grande riformatore politico, proclama di voler diventare il “nuovo Fourier”. Gran ressa di pubblico, naturalmente, a partire dal giorno seguente, per vedere il “mostro” e grandi incassi per il proprietario. Durante le visite, il protagonista non fa che blaterare delle sorti progressive dell’umanità e della patria russa. E’probabile che, con tale personaggio, Dostoevskij abbia fatto la parodia di Černyševskij e dei pensatori “rivoluzionari” dell’epoca in cui visse. Insomma, lo scrittore, rifacendosi a motivi tratti dal Naso di Gogol’, presagisce il trionfo della borghesia, il culto del profitto e fotografa in modo umoristico e destrutturante il “nuovo mondo” che si annunciava, a suo dire, con il tratto del “mostruoso”. Il coccodrillo non è semplicemente una “birichinata”, come l’autore volle far credere ma, nota Vitale, una storia di avidità e meschinità. Il tedesco proprietario dell’animale si preoccupa, da buon borghese: «dell’animale unicamente perché è fonte di guadagno» (p. 93). La moglie del malcapitato funzionario, seduttrice e fatua: «sembra piangere soprattutto perché sa che le lacrime le donano e, ben presto […] tradisce il marito» (p. 93). Il funzionario ministeriale a cui l’amico si rivolge per ricevere aiuto e consiglio: «diventa più amabile soltanto dopo che gli sono sati restituiti i sette rubli che […] Matevič ha perso con lui a carte» (p. 93). Nonostante il trionfo, ormai prossimo, del mondo borghese, sulla Pietroburgo di queste pagine, città animata dalla nomenklatura, in cui le gerarchie hanno semplicemente funzione formale, non sostanziale, aleggia la possibilità dell’impossibile. In essa, tutto potrebbe accadere, a indicare, tra l’altro, che il corso della storia non è mai necessitato, predeterminato dal trionfo dello spirito del tempo. Matevič è l’incarnazione del formalismo borghese del tempo, in quanto, subito dopo: «essere stato inghiottito dal “mostro” dichiara: “La mia unica preoccupazione è come prenderanno la cosa i miei superiori» (p. 94). Il coccodrillo non è semplice inciampo nel percorso di pensiero di Dostoevskij. Proprio in quanto “eccezione” in esso è condensato l’antimodernismo dell’autore che, in opere considerate “maggiori”, assumerà tratto slavofilo e “antipapista”. Oltre ciò, lo scrittore mostra, in particolare nei dialoghi esilaranti dei personaggi (l’umorismo, a questi livelli di finezza ermeneutica e disvelativa ci pare ravvisabile nella letteratura moderna esclusivamente ne Il circolo Pickwick di Dickens) che la “fantasia” è lo strumento a cui guardare per portarsi oltre il mondo “mostruosamente” costruito dall’utilitarismo. Il coccodrillo è libro divertente e, per questo, di grande potenza. Artículo*: Giovanni Sessa Más info en frasco@menadelpsicologia.com / Tfno. & WA 607725547 Centro MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo #Psicologia #MenadelPsicologia #Clinica #Tradicional #MijasPueblo *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Nel racconto Il coccodrillo è condensato l’antimodernismo di Dostoevskij.

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