Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
Neurosis - Estrés
Ansiedad / Angustia
Miedos / Fobias
Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
Trastornos de Personalidad...

La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

domingo, 3 de mayo de 2026

La democrazia come associazione a delinquere


<p><img src="https://www.heliodromos.it/wp-content/uploads/2026/05/6032886329152048653_121.jpg" alt="La democrazia come associazione a delinquere" width="782" height="440"></p> <p> </p> <p>Quando la democrazia si volge al crimine diventa la peggiore delle organizzazioni criminali, perché in essa nessuno è mai veramente colpevole dei misfatti che compie. Ogni colpa è ridotta in una polvere impalpabile che poi viene dispersa nella moltitudine dei suoi membri, tutti vagamente coinvolti ma mai realmente riconoscibili come autori individuali del danno. Nessun mandante, nessun esecutore, nessuno che mai possa assumersi una responsabilità per decisioni sbagliate, scelte scriteriate, disastri più o meno volutamente provocati: vige in essa una sorta di complicità, un’omertà comune, una reciproca assistenza nel coprirsi, tutelarsi, assolversi. È animata da una forza di inerzia impersonale, inafferrabile, che tutti guida, tutti trascina senza mai compromettere o rendere qualcuno direttamente responsabile di qualcosa.</p> <p>Il voto, in quanto delega di sovranità, dovrebbe essere anche una delega di responsabilità per chi è stato delegato ma, eludendo questo semplice passaggio logico, ciò non avviene soprattutto perché manca il soggetto nei confronti del quale essere responsabile, in quanto le leggi sono eludibili e interpretabili, i principi morali ridotti in burla, quelli spirituali negati e il popolo disprezzato.</p> <p>Così, una volta ultimata la formalità della finzione elettorale le cose cambiano rispetto al periodo della richiesta del voto, con la chiusura delle porte della cittadella del potere e l’inizio di un nuovo ciclo di vita di un corpo politico che governerà in maniera sorda e autoreferenziale fino alla successiva inutile formalità elettorale. E con la pretesa di rappresentare tutti, non si dovrà rendere conto a nessuno.</p> <p>Con questo sistema ogni nefandezza può così essere fatta passare, approvata con la scusa della volontà della maggioranza (dove “volontà” e “maggioranza” sono spesso inesistenti o addirittura contrarie). Ci troviamo di fronte a un’organizzazione spudorata che può permettersi tutto, perché nessuno teme veramente di poter essere punito per delle decisioni prese collettivamente, un’organizzazione che si approva e si giustifica senza curarsi realmente dell’opinione di coloro i quali pretende di rappresentare, dandosi autonomamente legittimazione e diritto all’esistenza e per di più non tollerando concorrenza, eliminando in maniera implacabile tutte le realtà ad essa alternative.</p> <p>Organizzazione che guasta anche i singoli, che spesso prima di aderirvi sono persone relativamente perbene ma che vengono corrotte quando la forza del collettivo annulla le volontà e i pensieri autonomi; una rinuncia che comporta però dei benefici: chi è fedele e obbediente viene ricompensato con privilegi, protezione e impunità. Sorge infatti in essa un forte spirito di gruppo, una solidarietà di colleghi che si coprono le spalle riguardo i misfatti compiuti come un unico corpo e che si spalleggiano nei confronti degli attacchi di chi non fa parte della compagnia.</p> <p>Compagnia in cui anche i peggiori nemici, che durante la recita pubblica litigano lanciandosi le accuse più feroci, in privato discutono amabilmente, si sostengono nelle difficoltà, trattano e contrattano su tutto, gestendo gli affari come una compagnia di attori o i membri di una banda di briganti. Situazione che talvolta non è nemmeno voluta: sono le stesse circostanze, lo stesso ruolo nonché la stessa “qualità umana” a determinare un simile stato di cose. Una solidarietà di <em>clan</em> (si potrebbe dire di casta, se questo termine non avesse un valore sacrale) molto più simile a una sorta di compagnonaggio, di associazione corporativa degradata, involgarita, come una gilda di ladri o una confraternita di malviventi. Una sorta di Corte dei Miracoli in cui, tra una lite e l’altra, si vive in comune con relativa armonia, componendo più o meno pacificamente i dissidi ma soprattutto proteggendosi da tutto ciò che penetrando dal mondo esterno può costituire una minaccia.</p> <p> </p> <p>Una simile rappresentazione, nel suo grottesco ma genuino realismo e pur suscitando un certo senso di ridicolo, non deve però essere presa troppo alla leggera, in quanto possiede una sua dimensione drammatica, a tratti tragica.</p> <p>L’organizzazione è spietata, non solo con i nemici e con chi le è sottoposto, ma anche con gli stessi suoi membri che non si conformano alla ferrea disciplina che la regge.</p> <p>Prendiamo un esempio concreto.</p> <p>Siamo alla fine del 1792, il re di Francia è stato deposto con un atto di forza ed è prigioniero delle forze che dopo aver compiuto il colpo di Stato hanno ora il potere. La sua sorte è già segnata ma la sua eliminazione deve avvenire secondo precisi criteri:</p> <p> </p> <ol> <li>Tramite la condanna dopo un processo, per dare al delitto una copertura legale.</li> <li>Con una condanna da ottenersi all’unanimità, per fare in modo di coinvolgere tutti i votanti e disperdere la colpa nell’indeterminatezza del collettivo.</li> <li>La condanna segnerà la nascita di un nuovo regime, ottenuto con un vero e proprio rituale di fondazione, pratica arcaica che da sempre ha necessitato per la sua efficacia dello spargimento di sangue umano (in questo particolare caso di sangue reale).</li> </ol> <p> </p> <p>Questo procedimento si è svolto in una maniera che ci mostra come tutto sia stato ordinato secondo appropriate modalità e finalità. L’organizzazione da un lato vuole tutelare se stessa da influenze esterne (sia nel processo decisionale sia riguardo eventuali future rappresaglie) e dall’altro cerca di mantenere la più stretta coesione interna tramite l’unanimità, punendo chi potrebbe infrangere l’unità del gruppo.</p> <p>È la Convenzione, il parlamento del nuovo regime, a occuparsi della questione, che si risolve in tre fasi distinte, ognuna segnata da una votazione. La prima, riguardante la colpevolezza del re, è imposta con scrutinio nominale palese, in cui ogni membro dell’assemblea deve esprimere davanti a tutti gli altri la propria decisione, e per di più motivandola. In questo modo si vuole formare quella correità, quella complicità collettiva che sola potrebbe assolvere tutti da un crimine sanguinoso. Inoltre con un voto pubblico non solo si potranno persuadere i meno convinti, ma ci si potrà anche disfare di eventuali oppositori, additandoli alla pubblica opinione come traditori e nemici del popolo. Popolo di cui in realtà non si ha nessuna considerazione, in quanto la seconda votazione, riguardante una consultazione popolare per la convalida della sentenza viene respinta: con un <em>referendum</em> si temeva infatti un annullamento della sentenza (evidentemente chi si ritiene depositario della volontà popolare non tollera che <em>altri</em>, sia pure il popolo stesso, possa contestarne le decisioni).</p> <p>E fino a questo punto tutto è andato secondo i piani, in quanto la condanna è avvenuta in maniera unanime senza che nessuno abbia potuto metterla in discussione. In seguito le cose andranno meno favorevolmente. La terza votazione riguarda infatti la pena da infliggere al condannato, e qui l’unanimità è ben lungi dall’essere raggiunta. La condanna a morte prevale su pene alternative, anche se con un’esigua maggioranza. Non è stato quindi possibile ottenere quell’impunità che solo l’unanimità avrebbe garantito, incrinando così quella solidarietà di corpo che avrebbe potuto fondare una nuova stabile realtà, una nuova famiglia fondata sull’assassinio del vecchio padre. Infranta questa solidarietà non è un caso che le repressioni più cruente siano iniziate subito dopo (solo sei mesi più tardi inizierà il famoso Terrore), soprattutto con l’eliminazione di coloro i quali furono clementi nelle votazioni. L’organizzazione non perdona i suoi membri che violano o tradiscono le implacabili leggi interne, leggi non scritte che costituiscono le uniche vere regole, l’unico “codice d’onore” che è necessario seguire. Per tutto il resto non c’è limite, non c’è etica, non c’è un vero e proprio freno, né materiale né spirituale.</p> <p> </p> <p>Così per il passato, anche se attualmente le cose, pur in forme meno cruente, non sono poi molto diverse.</p> <p>La mancanza di vincoli, soprattutto per quanto riguarda l’etica, costituisce la più grave minaccia di questo tipo di regimi. Il Potere dell’epoca moderna ha infatti un’estensione molto maggiore di quella delle epoche passate, soprattutto quella del cosiddetto “assolutismo”, che non fu mai tale in quanto limitato dall’alto da vincoli di tipo religioso e dal basso dai contro-poteri costituiti dai corpi intermedi (tutti i piccoli particolaristici nuclei di potere tipici dell’Antico Regime). L’opera delle rivoluzioni, le famose “conquiste” e “progressi” non sono state altro che la distruzione di tutti questi vincoli, in ogni direzione, lasciando il popolo alla totale mercé dei detentori del potere, che ora possono operare liberamente, avendo solo il blando limite di ridicole “dichiarazioni di diritti”.</p> <p>E se non esistono verità immutabili, ognuno può imporre le sue. Ogni arbitrio sarà quindi possibile e ogni stravaganza approvata, tutto in maniera regolare, perché arbitrarie e artificiali leggi lo consentiranno. Il fatto che un simile macchinario, già di per sé difettoso dopo le modifiche degli ultimi secoli, finisca nelle mani di individui completamente inadatti alla sua gestione, costituisce una tragica e pericolosa realtà.</p> <p>Chi detiene il potere è stato, almeno in teoria, investito di un grande compito, grave nella sua dignità come nelle sue responsabilità: amministrare gli affari pubblici ed essere, più o meno direttamente, arbitro dei destini di intere popolazioni. Responsabilità che in questo genere di questioni è quanto di più delicato possa esservi, e che deve ricadere con precisione su chi effettivamente è il più adatto a esercitare le scelte decisive. Ma non è mai così. Secondo una nota constatazione empirica se qualcosa è “di tutti” allora non è di nessuno. Questo vale per le proprietà e per i compiti comuni ma a maggior ragione anche per le responsabilità, che non riescono a legarsi a qualcuno in particolare, men che mai ai sedicenti detentori del potere. Tutto è vago e si perde in un insieme indistinto, in una massa che, pur esistendo e agendo, risulta poi essere composta da individui che, presi singolarmente, sono sempre incolpevoli e ingenui, quasi ignari di ciò che le loro scelte comuni hanno generato. Problema grave per chi è stato incaricato di rappresentare la popolazione e che dovrebbe esercitare una sovranità che garantisca il benessere dei rappresentati. Non avvenendo questo, anzi creandosi addirittura una contrapposizione tra gli elettori e gli eletti, si può ben comprendere come la situazione sia squilibrata e malsana, non solo in maniera episodica ma strutturale, presentandosi invariabilmente ovunque si imponga questo tipo di assetto del potere.</p> <p>Ma all’irresponsabilità si lega drammaticamente anche l’assenza di autorità e capacità di azione: i popoli si guastano, gli stati rovinano, incendi divampano nella società ma nessuno può fare nulla, perché nessuno sembra avere la facoltà di agire, nessuno avendo, oltre alla responsabilità, anche la sovranità, la prerogativa cioè di operare concretamente ed effettuare scelte di reale peso esistenziale, scelte a tutti gli effetti fatali, riguardanti cioè i destini personali e collettivi.</p> <p>I monarchi di ogni epoca hanno esercitato una simile funzione, un <em>ministerium</em> che li esponeva a onori e privilegi ma anche a grandi rischi, non ultimo quello della vita. Oggi invece il potere, slegandosi dalla colpa e dalla punizione per il suo cattivo esercizio, assume tratti sempre più incerti, però non meno deboli, aumentando con l’evanescenza anche la sua impunità.</p> <p>Nelle democrazie nessuno paga mai in concreto.</p> <p>Un tiranno può essere eliminato, con la speranza di un miglior successore, la democrazia no, perché con la sua pretesa di rappresentare il popolo si ritiene di fatto estranea a ogni colpa e immune da ogni punizione, al massimo potrà pagare il singolo o un ristretto gruppo, ma nella sostanza non avverrà alcun cambiamento, rimanendo in vita l’organizzazione nel suo complesso. Il regime democratico ha un’invulnerabilità quasi totale che la rende molto simile a una creatura mitologica. Come l’Idra di Lerna, che sopravvive anche quando le sono tagliate un certo numero di teste, riesce a rigenerarsi, a riproporsi sempre nuova e differente, anche se mai mutata nella sostanza. Sfuggente alle responsabilità, alle colpe e alle sanzioni, al di là delle più o meno fittizie differenze tra i suoi membri, rimane una realtà molto coesa, chiusa e protetta da una solidarietà di gruppo.</p> <p>La questione fondamentale riguarda la sua mancanza di limiti: nell’etica così come nell’esercizio del potere. Se la legge regola ogni cosa, bisogna però sapere da dove venga questa legge e quale legittimità abbia chi la redige. Le epoche passate non ebbero questo problema, basandosi su principi sacrali, mentre quella presente lo ha dovuto affrontare, tentando di risolverlo con una finzione: il popolo sovrano. In seguito a questo espediente le assemblee elettive si presenteranno come popolo riunito in assemblea, con poteri supremi e la pretesa di rappresentare la “volontà generale”. Ma a seguito di questo procedimento ogni possibilità di errore è esclusa e ogni voce dissenziente considerata nemica mortale. Il diritto non si basa più su principi superiori, ma è molto più labile, una produzione puramente umana che può variare a seconda delle circostanze, dei condizionamenti e dei rapporti di forza. Non c’è più nessuna vera garanzia per un popolo che in teoria dovrebbe essere sovrano. Si annientano così i diritti che si pretendeva di difendere: in nome di un preteso interesse collettivo si ignorano tutti quelli dei singoli. Dopo le rivoluzioni e le conquiste della modernità ci troviamo di fronte a un sistema che è stato teoricamente costituito per servire la società mentre ne diventa di fatto il padrone, e in maniera tanto più assoluta in quanto sostiene di rappresentare chi è soggetto al suo potere. Se non si tratta di un insuccesso siamo di fronte a una frode.</p> <p>E se gli individui che fanno parte di questo sistema sono umanamente della qualità scadente dei politici attuali, la frode diventa anche più pericolosa, in quanto mette in serio pericolo l’esistenza di tutti coloro i quali di questa frode sono vittime.</p> <p>Le circostanze già piuttosto sfavorevoli sono aggravate dal fatto che l’inganno riesce a ben nascondersi, non svelandosi per quello che realmente è. Il compito primario sarà quindi quello di denunciarlo, cercando di mostrarne nella maniera più chiara le insidie e gli effetti nefasti. Bisogna prima di tutto fare chiarezza, sgombrando il campo da tutte le illusioni che ancora non permettono di comprendere al meglio la situazione.</p> <p>Per essere combattuta, ogni organizzazione criminale deve essere prima di tutto smascherata, ammettendone in primo luogo l’esistenza e rivelandone la vera natura, le influenze sulla vita comune, sugli affari e le scelte di chi direttamente o indirettamente ha a che fare con essa. Soltanto a questo punto sarà poi possibile intraprendere le più opportune forme di lotta, essendo venuta meno sia la coltre di fumo che l’aveva sempre resa inafferrabile sia l’aura di sacralità che le aveva garantito l’impunità e il fatto di potersi rigenerare all’infinito.</p> <p> </p> <p> </p> <p> </p> <p><strong>Renzo Giorgetti</strong></p> <p> </p> <p> </p> <p>NOTE</p> <p> </p> <p>Per approfondimenti:</p> <p> </p> <p><a href="https://www.heliodromos.it/intervento-perche-nelle-democrazie-comandano-sempre-i-peggiori/">https://www.heliodromos.it/intervento-perche-nelle-democrazie-comandano-sempre-i-peggiori/</a></p> <p> </p> <p><a href="https://www.heliodromos.it/contributi-5/">https://www.heliodromos.it/contributi-5/</a></p> <p> </p> <p><a href="https://www.heliodromos.it/il-politico-come-bugiardo-patologico/">https://www.heliodromos.it/il-politico-come-bugiardo-patologico/</a></p> <p> </p> <p><a href="https://www.heliodromos.it/sulla-precarieta-del-politico/">https://www.heliodromos.it/sulla-precarieta-del-politico/</a></p> <p> </p> <p><a href="https://www.heliodromos.it/la-democrazia-come-associazione-a-delinquere/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-democrazia-come-associazione-a-delinquere" target="_blank">- Enlace a artículo -</a></p> <p>Más info en https://ift.tt/wrTtBMQ / Tfno. & WA 607725547 Centro MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas. #Menadel #Psicología #Clínica #Tradicional #MijasPueblo</p> <p>*No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.</p>

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