
<p><img src="https://www.heliodromos.it/wp-content/uploads/2026/05/Diana-e-Atteone.jpg" alt="La perdita dell’orgoglio sessuale" width="605" height="743"></p>
<p>La dea Artemide, Diana per i Romani, era una vergine cacciatrice e protettrice delle fanciulle che avevano raggiunto l’età di nove anni, le quali andavano a costituirne il seguito. Vigeva il divieto assoluto per ogni uomo di guardarle nude quando esse facevano il bagno nei ruscelli selvatici o nei laghi tranquilli. Atteone, educato dal centauro Chirone alla caccia, durante una battuta nei boschi l’aveva sorpresa insieme alle sue compagne al bagno, acché la dea, per punirlo, lo trasformò in cervo, da cacciatore in preda, e i suoi cani (mastini e veltri) lo dilaniarono, non avendolo riconosciuto per via della fatale trasformazione.</p>
<p>Com’è noto, i miti del passato conservano intatta nei secoli la capacità di spiegare ciò che accade nell’animo umano; potendo contribuire, quindi, a farsi un’idea precisa anche su quella che ci viene presentata come un’emergenza sociale qual è la catena dei (cosiddetti) femminicidi, che si ripetono a cadenza regolare; altrimenti incomprensibili in mancanza di saldi punti di riferimento. E, per quanto si pretenda di addebitarli ad un incolpevole patriarcato, fornito di un alibi di ferro in quanto assente dal “luogo del delitto”, per la sua scomparsa ed estinzione nel mondo attuale, è palese il fatto che esso viene chiamato in causa per meri motivi ideologici e per assestare un colpo definitivo alla famiglia tradizionale.</p>
<p>Semmai, i termini della questione andrebbero rovesciati, perché è proprio a causa del venir meno della società patriarcale – in grado di proporre miti come quello di Diana e Atteone! – che si assiste, nonostante i proclami e le apparenze, all’attuale disprezzo della donna, alla sua mercificazione, al suo uso per scopi materiali e degradanti, essendo venuto meno ogni precedente divieto e vincolo morale: dalla pubblicità alla pornografia, dalle professioni improbabili all’impossibilità di continuare ad essere madri e mogli. Nella precedente civiltà, ma anche nel nostro mondo dell’altro ieri, così come ancora oggi in quelle società che conservano tratti tradizionali, il rispetto per la donna era assoluto, la sua difesa veniva al primo posto, e continui e ripetuti atti di cavalleria (oggi ridicolizzati!) scandivano le relazioni fra maschi e femmine.</p>
<p>D’altra parte, la cultura della vita celebra ed esalta chi proprio la vita dà, mentre la cultura della morte, al contrario, disprezza e attacca tutto ciò che rimanda alla vita, all’amore e alla procreazione. E già nel gergo degli amanti questo legame “per tutta la vita” è uno dei più frequenti temi, mettendo l’innamorato – è proprio il caso di dire – la propria vita nelle mani dell’amata. Da un lato, l’angoscia per la perdita, dall’altro il bisogno di eternizzazione, indicano chiaramente la paura che quell’unione possa finire. E una volta compreso questo, non è difficile attribuire all’attuale instabilità e inconsistenza dei legami affettivi («il corpo è mio e ne faccio quel che voglio!») l’esito distruttivo a cui possono essere condotti uomini discentrati e privi di autocontrollo: degni figli del mondo moderno.</p>
<p>Ogni relazione amorosa, se autentica e non un mero vizio o passatempo, non può che essere ritenuta eterna, esente di ogni futuro distacco. Da cui il bisogno di possesso, garantito dalla fedeltà e difeso con la gelosia. E questo avviene ed ha un senso al di là e al disopra di banali considerazioni di tipo borghese. E la sola idea che quella donna tradisca o passi ad altri rappresenta, soprattutto per l’attuale uomo svirilizzato, una frattura mortale, in grado di lederne l’integrità dell’essere, che proprio nella relazione affettiva trova una conferma.</p>
<p>L’orgoglio garantito dalla condizione di felicità e condivisione, grazie al possesso assoluto dell’altro essere, complementare e qualificante, nel momento in cui viene umiliato e messo in discussione da questa improvvisa privazione, converte l’amore in odio, pretendendo la propria distruzione, per essere lenita o sanata, l’eliminazione e l’uccisione di chi ha tradito.</p>
<p>Per cui, una volta resisi conto che si è affidato il proprio destino esistenziale ed il proprio equilibrio interiore a qualcosa di instabile e mutevole, sarebbe necessario uno sforzo di reazione e un controllo rispetto agli impulsi cui si obbedisce normalmente, che l’uomo comune non ha. La fierezza maschile e l’amor proprio, infatti, non possono essere basati su un possesso fittizio, su cui non si ha alcun potere effettivo e della cui perpetuità non si possiede alcuna garanzia.</p>
<p>Il trascendimento di sé – che, oltretutto, darebbe alla stessa esperienza erotica più elevate e degne prospettive – sarebbe l’unico mezzo disponibile e veramente utile per sfuggire a questo circolo vizioso di innamoramento attaccamento e perdita; cioè, l’impulso a valere possedendo, e la tendenza ad uscire da sé nell’unione sessuale, al pari dell’esperienza eroica. Anche perché l’<em>acqua</em>, privata di un contenitore o un recipiente che gli dia una forma, può tramutarsi in pericolo mortale, fino a provocare l’annegamento di colui che si espone, indifeso, ai suoi gorghi letali.</p>
<p>Nel mito prima ricordato, si è voluto vedere in Atteone l’intelletto o la più elevata capacità razionale dell’uomo, la sua costante aspirazione alla Verità, che tenta di catturare cioè di conoscere, la Sapienza divina o Verità, e così a motivo della sua identità con essa, tende a vedere la Bellezza divina. Ma l’esito tragico sembrerebbe indicare la non sufficiente qualificazione del “cacciatore” ad impossessarsi della “preda”. Offrendo così un ulteriore insegnamento, affinché le più alte imprese vadano a buon fine e la Conoscenza venga acquisita definitivamente, è necessario operare con animo puro, senza scorie e impedimenti dell’io. Perché la purezza fortifica mentre l’impurità debilita. La purezza costruisce e l’impurità distrugge. La purezza edifica e l’impurità frantuma.</p>
<p>Il vizio ed il vigore non hanno niente in comune: verità ignota ai tanti portatori di una virilità di facciata, ai bruti sentimentali, ai feroci egoisti, agli insensibili approfittatori. La purezza è forza, salute, potere e carattere. È uno dei più importanti attributi divini nell’uomo, e basterebbe poco per riportarla alla luce, ritrovando finalmente l’orgoglio di essere Uomo.</p>
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