Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
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Ansiedad / Angustia
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Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
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La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

martes, 29 de noviembre de 2016

W5: El alma de la formación estelar | Imagen astronomía diaria - Observatorio

¿Donde se forman las estrellas? A menudo, las estrellas se forman en regiones energéticas donde el gas y el polvo oscuro son empujados al tumulto caótico. La fotografía muestra las estrellas masivas y brillantes que hay cerca del centro de W5, la nebulosa del alma, que estallan y emiten luz ionizante y viento energético. La luz y el gas que salen hacia el exterior empujan y evaporan gran parte del gas y el polvo de alrededor, pero dejan pilares de gas por detrás de densos nudos protectores. Dentro de estos nudos, sin embargo, también se forman estrellas. La imagen resalta el santuario interior de W5, un espacio rico en pilares de formación estelar que abarca unos 1.000 años luz. La nebulosa del alma, también catalogada como IC 1848, se encuentra a unos 6.500 años luz de distancia en la constelación de la Reina de Aethopia ( Cassiopeia ). Después de unos cientos de millones de años, seguramente sólo permanecerá un cúmulo de las estrellas resultantes; entonces estas estrellas se distanciarán. - Artículo*: Alex Dantart - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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Giovanni Ponte, L’iniziazione massonica nel mondo moderno - IV e V

Giovanni Ponte L’iniziazione massonica nel mondo moderno - IV e V Parte 4 e 5 di 5 IV Massoneria e Chiesa cattolica: avvicinamenti apparenti Nel nostro precedente articolo*, abbiamo preso in considerazione lo svilupparsi dell’opposizione della Chiesa cattolica contro l’iniziazione massonica, e poi dei massoni contro la Chiesa cattolica. Si può davvero affermare che nel fomentare questo contrasto reciproco, approfittando di una generale confusione intellettuale e impiegando mezzi che portano spesso il tipico marchio del grottesco, le forze antitradizionali sono riuscite a compiere, in un arco di circa due secoli, una delle “operazioni” più efficaci per demolire le possibilità di resistenza di quanto restava ditradizionale in Occidente. Era naturale, d’altra parte, che le forme più estreme e patologiche delle fobie antimassoniche non potessero durare oltre un certo limite, a motivo delle reazioni inevitabili all’interno delle correnti stesse in cui si svilupparono. È noto, ad esempio, che dei gesuiti 1,investigando nell’affare Taxil, si resero conto che si trattava di un impostore, ed ebbero un’influenza, probabilmente determinante, nel portarlo, nel 1897, alla sua completa ritrattazione. Si formò così, in aggiunta e talvolta in urto con la corrente antimassonica esposta alle suggestioni più squilibranti, una corrente cattolica più moderata 2, quantunque sempre ancora ostile alla Massoneria: e non c’è da stupirsi che anche in questo caso si trattasse di un’attitudine pur sempre ostile (benché in forme alquanto diverse), dato che ormai il contrasto tra le due parti in causa aveva avuto modo di generalizzarsi nei paesi cattolici, con conseguenze nella mentalità degli uni e degli altri, e con applicazioni radicate nei fatti, sul terreno degli interessi politici e sociali in cui i rappresentanti delle rispettive istituzioni si trovarono coinvolti. Il cammino «verso il dialogo» tra Massoni e Cattolici è stato studiato con cura da un gesuita italiano, Padre Rosario Esposito, il quale considera particolarmente importante la data del 1928, quando P. Hermann Grüber S.J. incontrò ad Aquisgrana due alti dignitari massonici viennesi ed il Segretario Generale della Gran Loggia di New York. Il risultato fu definito dallo stesso Padre Grüber in questi termini: «Rinuncia a strumenti di lotta non obiettivi, calunniosi, riportabili a dolorosi fatti personali o persino sciocchi (!), nella pur necessaria (?) battaglia tra due avversari che stanno di fronte in una opposizione diametrale» 3. Davvero, non si riesce a vedere in tale “accordo” neppure un barlume di reciproca comprensione effettiva; eppure, bastò questo per suscitare una violenta campagna di Monsignor Jouin sulla famigerata Revue Internationale des Sociétés Secrètes, e per provocare l’intervento del generale Lüdendorff contro la «collusione gesuito-massonica per la distruzione della Germania». Altri successivi momenti di “avvicinamento” che sono stati posti in evidenza 4,mettono a nudo piuttosto la paurosa scarsezza e assenza di profondità degli indizi in tal senso. Così, ad esempio, il fatto che nel 1931 il «Gran Maestro della Gran Loggia dell’Antica Prussia» indicasse quale punto d’incontro la lotta contro il comunismo; o il fatto che nel 1932 il Gran Maestro della Massoneria irlandese difendesse i diritti dei cattolici irlandesi a Londra; o il fatto che nel 1933 lo scrittore Fülöp-Müller «auspicava un ravvicinamento tra gesuiti e Massoneria»; o ancora il fatto che, nel 1937, Albert Lantoine abbia scritto una «Lettera al Sovrano Pontefice», dichiarandosi «ateo», ma proponendo una «tregua» fondandosi su un’«istanzaantropologica». L’iniziativa del Lantoine suscitò reazioni violentemente negative tra i cattolici, ma fu accolta favorevolmente dal gesuita Padre Joseph Berteloot, autore di una serie di pubblicazioni tra il 1938 e il 1952, dove il movente di una tregua o di una “pacificazione” tra Massoneria e Chiesa cattolica è la «ricostituzione dell’unità francese» ed altre preoccupazioni del genere, tanto che qualcuno giunse ad affermare che l’opera di Padre Berteloot su La Massoneria e la Chiesa cattolica (1947) non riguardava in realtà né l’una né l’altra 5! Più tardi, affermatasi la direttiva del “dialogo” con le correnti più diverse, alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica stabilirono pubblicamente nuovi contatti, messi in evidenza in incontri nei quali qualche esponente del clero accettò, a titolo personale, di partecipare a riunioni massoniche di carattere non rituale. E sono sintomatici alcuni temi che sono serviti quali punti di incontro in tali occasioni. Così, nel 1961, il cappuccino Padre Wildiers fu invitato presso una Loggia olandese a tenere una conferenza su Teilhard de Chardin; e, nello stesso anno, il gesuita Padre Michel Riquet, su invito di Marius Lepage, tenne, presso la Loggia “Volney” di Laval, una conferenza sull’ateismo. In tale conferenza 6 vi è un apprezzabile equilibrio sul piano della comprensione psicologica ma non c’è nessuna traccia di comprensione del valore iniziatico della Massoneria, mentre troviamo che il Padre Riquet «si situa» nella «ipotesi evoluzionistica», in quanto questa è «estremamente fruttuosa e pertanto interessante, in attesa che si possa trovarne un’altra»; inoltre, anche questa volta il gesuita Teilhard de Chardin serve come riferimento, particolarmente per le seguenti sue affermazioni, definite «profondamente vere»: «Ora che all’uomo diventato adulto si è aperto il campo delle trasformazioni mentali e sociali, i corpi non cambiano più in modo apprezzabile... o, se cambiano ancora, sarà soltanto in virtù del nostro industrioso controllo» (si tratta, come si sarà compreso, dell’auspicio di alterazioni scientificamente provocabili nella struttura dell’organismo umano); «appena, superando lo stadio inferiore e preliminare delle investigazioni analitiche, la scienza passa alla sintesi, una sintesi che culmina naturalmente nella realizzazione di qualche stato superiore di umanità, subito essa si trova condotta ad anticipare ed a giocare sul Futuro e sul Tutto» 7. Non insisteremo su quanto sia significativo il fatto che questi accostamenti di esponenti ecclesiastici alla Massoneria siano stati accompagnati da richiami a Teilhard de Chardin: si tratta di un autore ben noto, e dell’influenza connessa alla corrente di cui si rese interprete abbiamo già parlato anche su questa rivista 8. Durante il Concilio Vaticano II, poi, la questione dei rapporti con i massoni non poteva non essere presa in considerazione. Non si giunse però a nessuna modifica delle norme riguardanti la scomunica, la cui abolizione era stata chiesta nel 1963 da Mons. Sergio Mendez Arceo, vescovo della diocesi messicana di Cuernavaca. Per una coincidenza per lo meno curiosa, poco tempo dopo la chiusura del concilio, quel vescovo, a quanto risulta, dovette essere convocato a Roma per lo scandalo suscitato dal fatto che proprio nel monastero di Cuernavaca venivamessa in pratica la psicanalisi. Un avvenimento di rilievo fu, nel 1966, la decisione della conferenza dei vescovi scandinavo-baltici di permettere, ai massoni non cattolici dei loro paesi che si convertissero al cattolicesimo, di continuare a frequentare le proprie Logge. Tale decisione, mirante evidentemente a togliere un ostacolo al proselitismo cattolico, ha dato luogo a molteplici reazioni per la sua divergenza rispetto alle norme di diritto canonico vigenti, che alcuni supposero di considerare come non più vincolanti. E fu questa precisamente l’occasione di una messa a punto, del 17 marzo 1968, autorevolmente confermata dalla «Congregazione per la dottrina della fede», dove leggiamo che «sono senza fondamento le informazioni pubblicate sia in Italia cheall’estero secondo cui sarebbe permesso alle persone convertite al cattolicesimo, in certi paesi, di restare in seno alla massoneria; e che la Santa Sede si proporrebbe di modificare profondamente le disposizioni canoniche in vigore riguardanti quest’ultima. È noto che queste disposizioni prevedono la scomunica per i cattolici che facessero parte della massoneria»9. * * * La precisazione suddetta sembrerebbe tanto esplicita e chiara da non poter lasciar dubbi sul suo significato. Tuttavia, diversi esponenti cattolici, che pure sono ben al corrente della situazione, hanno affermato tesi del tutto opposte, pretendendo peraltro di non essere in contraddizione con le posizioni ufficiali della Chiesa. Così, pochi mesi dopo la suddetta dichiarazione del Vaticano, nel giugno 1968, durante l’incontro a Savona con il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Padre Rosario Esposito parlava della scomunica come di qualcosa di ormai superato 10; nel settembre dello stesso anno, poi, veniva pubblicato un libro contenente le conversazioni tra Jean Baylot e il già citato Padre Michel Riquet, il quale sostiene la bizzarra tesi secondo cui la scomunica papale si applicherebbe soltanto a certe «Obbedienze» massoniche da lui considerate «irregolari» (quali il Grande Oriente e la Gran Loggia di Francia), colpevoli, a suo giudizio, di ostilità contro la Chiesa secondo i termini del canone 2335 del Codice di Diritto Canonico; mentre non varrebbe la scomunica contro le «Obbedienze» da lui ritenute regolari, che hanno mantenuto un orientamento religioso 11, quali la Gran Loggia Nazionale di Francia, e dunque anche la Gran Loggia d’Inghilterra a cui essa direttamente rimane collegata. Tesi tendenti a stabilire distinzioni del genere sono state poi avanzate, con maggiore cautela, da altri scrittori cattolici, come il gesuita spagnolo P. Ferrer Benimeli 12. Ad ogni modo, come è stato fatto notare da varie parti, l’asserita discriminazione tra le “Obbedienze” massoniche a favore di alcune appare logicamente incompatibile con le attuali norme dell’autorità ecclesiastica: tra l’altro, è facile osservare che fin dai tempi delle prime condanne, mai revocate, si trattava di tutta la Massoneria senza alcuna distinzione, e, in modo particolare, era presa di mira proprio quella parte di essa che faceva capo alla Gran Loggia d’Inghilterra 13. Ciò non ha impedito delle applicazioni piuttosto clamorose delle tesi esposte da Padre Riquet: ci riferiamo particolarmente al caso dello scrittore cattolico Alec Mellor, il quale, nel 1969, fondandosi su argomenti analoghi, con la conferma di esponenti ecclesiastici pensò di poter accedere liberamente a una Loggia facente parte della Gran Loggia Nazionale di Francia, ritenendo di non incorrere nella scomunica 14. Ora, è interessante prendere in considerazione qualche dato sul modo di intendere la Massoneria da parte dei suddetti rappresentanti cattolici che, contrariamente alle norme vigenti, tendono a un riavvicinamento, alcuni negando fin d’ora, come abbiamo visto, la validità della scomunica. Padre Rosario Esposito espresse la convinzione che la tendenza all’intesa internazionale e alla pace sociale sia il più importante punto d’incontro con la Massoneria, in vista della formazione degli Stati Uniti d’Europa, «in previsione della formazione degli Stati Uniti del mondo» 15. Altrettanto profani i punti di possibile incontro additati assai recentemente da Padre Giovanni Caprile in un articolo su La Civiltà Cattolica 16, degno di nota anche per l’importanza di tale rivista, quale sintomo di una svolta che va diventando più generale. Precisamente, P. Caprile (del quale si può senza dubbio apprezzare una moderazione sul piano dei rapporti umani e “diplomatici” in contrasto con il passato), riesce a scorgere, quali «punti di comune aspirazione» tra religione cattolica e iniziazione muratoria, «opere assistenziali, fraternità tra gli uomini, pace, collaborazione internazionale ecc.»; avvertendo nello stesso tempo che «un cattolico che voglia mantenersi al passo con la Chiesa non può arroccarsi ostinatamente in sterili posizioni definite tradizionaliste, ma che il più delle volte poco o nulla hanno a che fare con la sana vitalità della vera tradizione» 17. Purtroppo, la sua critica a “tradizionalisti” cattolici non è ingiustificata, come si vede dalla documentazione da lui citata 18, che rivela un’innegabile ristrettezza e deformazione mentale; ma non è meno sconfortante constatare che a tale “tradizionalismo” non si offre qui altra alternativa che uno storicistico «mantenersi al passo» (di corsa) dei tempi, in pratica riempiendo con contenuti profani il vuoto lasciato dalla scomparsa della «sana vitalità della vera tradizione». Quanto poi agli esponenti cattolici francesi sopra citati, notiamo che Padre Riquet ha mostrato di mettere la Massoneria sullo stesso piano del Rotary Club e dei Lions’ Club, di cui ha ricordato di essere membro onorario 19, e che Alec Mellor pensa che i riti massonici siano perfettamente paragonabili al «cerimoniale giudiziario, militare, universitario» 20, giungendo non solo a ignorare, ma a negare esplicitamente e totalmente l’esistenza nella Massoneria di quel carattere esoterico e iniziatico che ne è proprio l’essenziale 21. * * * Si vede dunque abbastanza bene una certa tendenza comune che, sia pure in forme diverse, apparenta fra di loro questi ed altri fautori di un nuovo avvicinamento fra Chiesa cattolica e Massoneria, e se ne possono trarre le seguenti considerazioni. La Chiesa cattolica si trovava prima in una posizione intenzionalmente difensiva, per l’esigenza di proteggersi e di proteggere i fedeli dal dilagare di una civiltà antitradizionale nell’ambito in cui si era precedentemente formata la cristianità occidentale: e questa esigenza, suscettibile di gravi distorsioni, anzitutto per un difetto di consapevolezza dei principi, venne ampiamente sfruttata dalle correnti antitradizionali per dar luogo a forme mostruose di ostilità contro un’eredità tradizionale di grande importanza per gli Occidentali come quella rappresentata dall’iniziazione massonica. In seguito, con il diffondersi in tutti i campi della “profanizzazione” dissolvente ormai generale in Occidente, c’è sì una nuova possibilità d’incontro, ma questa volta dalla parte della mentalità profana moderna 22,e quindi con una incomprensione ed una estraneità allo spirito iniziatico non meno completa che in passato. Davvero, di fronte a riavvicinamenti realizzati in queste condizioni, non crediamo affatto che ci sia da illudersi sul valore di eventuali intese esteriori tra membri della Massoneria e della Chiesa cattolica, tali magari da giungere forse (come ancora non è avvenuto) a modificare le passate condanne pontificali tuttora in vigore. D’altra parte, se abbiamo voluto esporre sommariamente certi dati significativi sulla situazione attuale al riguardo, con riferimenti alla storia e anche alla cronaca degli ultimi anni, è soprattutto per consentire di considerarne le possibili implicazioni pratiche per chi oggi, in Occidente, aspiri alla via iniziatica: ed è appunto su questo aspetto della questione che intendiamo ora soffermarci. V Massoneria e Chiesa cattolica: questioni pratiche Per un cattolico di origine cui si presenti la prospettiva di accedere all’iniziazione massonica, o che sia già massone, la situazione può essere indubbiamente assai problematica, se si tiene conto della duplice esigenza iniziatica e religiosa 23. Qualora, com’è ben comprensibile, egli pensi anzitutto a mantenere la propria partecipazione alla religione cattolica, egli, in seno alla Chiesa, si troverà oggi (come si sarà capito da quanto precede) di fronte a opinioni e giudizi confusi e contraddittori, ben lontani dall’ordine che dovrebbe essere offerto da una dottrina e da una legge tradizionale a qualsiasi livello. Peraltro, a meno di non più sottomettersi al vertice dell’autorità ecclesiastica (cosa che ci porterebbe al di fuori delle premesse considerate), bisogna pur riconoscere che restano ancora in vigore le norme più volte riconfermate; benché sia paradossale che da varie parti si preannunci un prossimo Codice di Diritto Canonico completamente diverso, e che persino esponenti episcopali suggeriscano esplicitamente di regolarsi già come se fossero approvati i profondi mutamenti che si suppone verranno stabiliti prossimamente! A questo proposito, non possiamo fare a meno di ricordare nuovamente le parole conclusive della prima Bolla di scomunica tuttora vigente: «E che nessuno sia tanto temerario da osare attaccare o contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e interdizione; se qualcuno portasse a tal segno la sua temerarietà, sappia che incorrerà nella collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 24! In queste condizioni, indipendentemente dalle ragioni più o menoingiustificabili della scomunica, qualora un massone assumesse la via di ignorarla e di praticare i sacramenti, bisogna pur ammettere che sussisterebbe di fatto una netta irregolarità nei rapporti tra la Chiesa dispensatrice dei sacramenti ed il massone che li riceverebbe, con conseguenze rituali dubbie e possibili effetti squilibranti nel dominio sottile, che dovrebbe invece servire armonicamente di supporto all’influenza spirituale. Se si volessero evitare i pericoli di una tale situazione, si potrebbe supporre una pratica religiosa cattolica limitata ad una partecipazione extra-sacramentale, la quale potrebbe in effetti mantenere un suo significato, anche se è chiaro che si tratterebbe di qualcosa di estremamente incompleto. Per non trascurare nessuna eventualità, possiamo considerare poi il caso, a dire il vero eccezionale e alquanto problematico, che il massone cattolico ottenga ufficialmente dalla stessa autorità ecclesiastica competente (papale o episcopale) un annullamento della scomunica. A quanto ci risulta, però, tale annullamento presuppone un’esplicita abiura del giuramento prestato all’atto dell’iniziazione e di ogni riunione massonica (particolarmente per quanto concerne il segreto), e senza dubbio una simile abiura presenta sempre una particolare gravità, soprattutto dal punto di vista rituale, con tutte le incalcolabili conseguenze che ne derivano per l’iniziato spergiuro. Sussisterebbe infine, in casi personali speciali, la possibilità di una forma di sospensione (anziché annullamento) della scomunica, senza violazione esplicita del giuramento massonico. Peraltro, è comprensibile che un simile privilegio, se così possiamo chiamarlo, venga applicato a persone che si trovano sotto il diretto controllo del clero o che operano addirittura per incarico di esso, a fini informativi e di presenza in determinati ambienti, in un senso dunque assai estraneo alle finalità che qui possono interessare. Dobbiamo poi aggiungere che, se ci riferiamo a chi abbia preso coscienza della sua aspirazione iniziatica in virtù dell’opera di René Guénon ed intenda basarsi su di essa, questi non potrà fare a meno di tener contò dell’affermazione secondo la quale i riti della religione cattolica, se possono ancora avere un valore ai fini della salvezza, «non possono più servire come base o come punto di partenza per una realizzazione iniziatica», tanto che essi possono diventare un «ostacolo in rapporto a possibilità di un altro ordine» 25. Concludendosu questo particolare argomento, diremo che, nonostante tutte le riserve indicate, non si deve escludere in modo assoluto la possibilità di qualche forma di coesistenza, per certuni, tra l’appartenenza alla Massoneria e la partecipazione alla religione cattolica romana. Dovrebbe peraltro essere evidente che l’attuale inesistenza 26 di un’éliteintellettuale occidentale completa verso l’alto implica che attualmente un eventuale connubio tra le due istituzioni tradizionali occidentali rimaste – l’esoterismo massonico e l’exoterismo cattolico – non risolve affatto la questione della ricerca di un’iniziazione effettiva, la quale presuppone l’aiuto che può essere dato soltanto dalla tradizione integrale vivente, sempre presente nel mondo umano anche se sempre più difficile da ritrovare. Ma chi riuscirà ad affrontare correttamente oggi tale questione fondamentale, dopo aver ricevuto un’iniziazione muratoria da vivificare? (Fine) * Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32 di questa rivista, pp. 105-129. 1 Si trattava, in particolare, del tedesco Padre Grüber e del francese Padre Portalié, collaboratore della rivista Études. A proposito di Léo Taxil, vedi, nel suddetto articolo Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, pp. 136-127. Con l’occasione, precisiamo che l’affermazione secondo cui il Gran Maestro Lemmi «non scriveva mai una sola riga senza prima aver trafitto l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco», fu propalata non da Léo Taxil, ma bensì dal suo emulo italiano Margiotta: unicuique suum! 2 A tale corrente apparteneva, ad esempio, Clarin de la Rive, che aveva avuto una parte nel condurre a smascherare le imposture antimassoniche di Léo Taxil, e che fu poi il direttore di mia rivista la quale portò successivamenteil titolo di La France Chrétienne e La France Anti-maçonnique. Clarin de La Rive conobbe René Guénon, probabilmente nel 1913 (René Guénon era allora ventiseienne), comunicandogli una documentazione, da lui utilizzata in seguito, la quale riguarda dei gruppi “luciferici” e “satanisti”, che però in realtà non hanno nulla a che vedere con l’iniziazione massonica (pur potendo avere degli emissari tra i Massoni), ma anzi hanno interesse a gettare il discredito su tutte le organizzazioni tradizionali esistenti, ivi compresa anche quella massonica. Per un breve periodo (nel 1913-1914) René Guénon collaborò alla rivista di Clarin de La Rive, scrivendo con lo pseudonimo “Le Sphynx”; egli ebbe così modo di toccare argomenti significativie assai poco conosciuti a proposito di influenze più che sospette che si esercitarono sulla Massoneria, particolarmente nel XVIII secolo (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, p. 189 e seguenti; cfr, anche il nostro studio Tentativi deviati, nel n, 28 di questa rivista). Nella stessa serie di articoli, egli poté pure iniziare la lotta tenace, che doveva proseguire poi su Le Voile d’Isis - Études Traditionnelles, contro le persistenti derivazioni delle imposture antimassoniche di Léo Taxil, e particolarmente contro la Revue Internationale des Sociétés Secrètes diretta da Monsignor Jouin (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle recensioni di riviste; e Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion, terza edizione, Compte-rendus d’articles de revues). 3 Cfr. Rivista Massonica, gennaio 1970, pag. 11. 4 I riferimenti che seguono sono stati ricordati, in un articolo riportato sulla Rivista Massonica (gennaio 1970, pag. 12), da Padre Rosario Esposito, al quale la questione dell’avvicinamento tra massoni e Chiesa cattolica sta senza dubbio molto a cuore: evidentemente, non gli è statopossibile trovare nessun segno più favorevole e meno inconsistente al riguardo. 5 Ecco quanto ebbe a scrivere Jean Reyor nel 1949 a proposito de La Massonerìa e la Chiesa cattolica di Padre Berteloot, che pure apparve come uno dei massimi antesignani di un’intesa: «Dobbiamo dire che, appena iniziata la lettura, la nostra delusione è stata completa. Si tratta soltanto (ciò è detto senza ambagi) di lavorare alla “ricostituzione dell’unità francese”, di assicurare un avvertire di vitalità espansiva a tutto il corpo del nostro paese... tutte cose che può darsi interessino certi massoni e certi cattolici, ma, non avendo niente a che vedere con la realizzazione spirituale né con la salvezza, non hanno certo niente a che vedere neppure con la Massoneria né con la Chiesa, organizzazioni aventi un fine spirituale e di carattere universale che in quanto tali, non hanno da preoccuparsi dello “spazio vitale”... dell’una o dell’altra nazione. Ne risulta che il titolo dell’opera di Padre Berteloot trae in inganno (fait illusion), perché in realtà essa non riguarda né la Massoneria, né la Chiesa cattolica» (Études Traditionnelles, 1949, pag. 37); naturalmente, considerazioni analoghe si potrebbero applicare a tutti i casi in cui entrano in gioco angoli visuali ed orientamenti profani: ma come potrebbe accadere diversamente, quando è fondamentalmente profana la mentalità anche per alloro che si occupano di queste cose? 6 Il testo integrale di quella conferenza si trova pubblicato sulla rivista Le Symbolisme, n. 353 (luglio-settembre 1961). 7 Le Symbolisme, n. 353, pp. 308-310. 8 Cfr. soprattutto l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel n. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pp. 175-187. 9 Tale riconferma implica anche che, come già era stato affermato, la possibile compatibilità tra appartenenza attiva alla Massoneria e alla Chiesa cattolica per i massoni convertiti, prevista dalla conferenza episcopale scandinavo-baltica, non vale come regola, ma solo in quanto si riferisce a singole eccezioni, che devono essere stabilite dai vescovi localmente competenti. Sotto tale profilo, si tratterebbe dunque di un caso particolare della competenza episcopale a togliere o sospendere l’applicazione di scomuniche che secondo le regole canoniche generali vigenti colpirebbero o avrebbero colpito ipso facto determinate persone. Su tale eventualità di eccezioni, che possono essere attuate dall’autorità ecclesiastica diocesana, ritorniamo nel seguito del presente articolo. 10 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 248; in tale occasione, D. Esposito non si riferì del resto soltanto alla scomunica dei massoni, ma si pronunciò a favore di una «libertà lasciata a qualsiasi Credo religioso e per qualsiasi mentalità», senza nessun limite e distinzione e senza più nessun caso di incompatibilità con l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Il suo pensiero venne meglio chiarito in seguito nell’articolo Scomunica della Massoneria, pubblicato nel numero di maggio 1970 della Rivista Massonica (pp. 225-226), con riferimento all’enciclica di Paolo VI Ecclesiam Suam, e particolarmente alle affermazioni «Nessuno è estraneo alla Chiesa. Nessuno le è indifferente per il suo ministero. Nessuno le è nemico che non voglia egli esserlo». È appena il caso di notare i pericoli di un’interpretazione che portasse praticamente ad accogliere qualsiasi tendenza che non si palesi esplicitamente come nemica! 11 Ad evitare un grosso equivoco, bisognerebbe precisare che più che di un orientamento religioso, si tratta di una “religiosità” nella quale intervengono contenuti residuali della tradizione cristiana, ordinati in conformità a sistemi sociali come quello in cui si formò la Gran Loggia d’Inghilterra. Ricordiamo che, secondo René Guénon, la prima e più fondamentale degenerazione della Massoneria è costituita appunto nel passaggio dal punto di vista iniziatico a quello della religiosità protestante. 12 Padre Ferrer Benimeli è l’autore del libro La masoneria después del Concilio (Barcelona, 1968), commentata ne La Civiltà Cattolica (n. 2838, pp. 570-572), che preannuncia una più ampia opera dello stesso autore, in otto volumi. 13 Cfr, il nostro articolo Massonerìa e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32 di questa rivista, particolarmente pp. 110-115. 14 Cfr. Rivista-Massonica, maggio 1970, pp. 227 e segg. 15 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 245. È doveroso osservare che, nella generale confusione, i cattolici fautori del “dialogo” non sono certo facilitati, a comprendere la natura della Massoneria, dalle idee distorte che possono avere i massoni stessi al riguardo. Come caso esemplare, si può citare una Lettera aperta a Padre Esposito (su Rivista Massonica, novembre 1971), la quale farebbe pensare che sia proprio della Massoneria respingere ogni idea di Rivelazione e di Autorità tradizionale, come se ciò che si presenta come tale fosse ritenuto un’invenzione puramente individuale. In tale “lettera aperta” leggiamo infatti che «per dare la scalata, e conservare a lungo, il potere terreno: cioè il potere del comando, il potere economico, il potere dell’uomo sull’uomo» «un giorno un uomo escogitò un sistema più penetrante... disse che l’idea della quale era portatore non gli apparteneva, ma gli era stata rivelata da Dio», e così di seguito, per spiegarci le vere origini delle religioni e delle forme tradizionali. Ammettiamo pure che ognuno possa esprimere le opinioni che prendono posto nella sua mente anche quando riguardano le cose più sacre ed anche quando sono così grottesche in rapporto ad esse; ma come conciliare questo caso, se non altro con la considerazione che il loro autore, come massone, ha pur prestato solenne giuramento sulla Bibbia aperta all’Inizio del Vangelo di Giovanni? E quale idea dell’iniziazione massonica si faranno i lettori sprovveduti a cui, con le migliori intenzioni, capitasse di riferirsi a simili pagine della Rivista Massonica? Per quanto dovrebbe essere ovvio, occorre forse osservare che il punto di vista iniziatico, proprio in quantosopra-religioso, è tutto il contrario di una grossolana prospettiva “sub-religiosa”, nella quale i segni del sopra-umano vengono ridotti a immagine e somiglianza dei limiti della propria mentalità. 16 Cfr. La Civiltà Cattolica, nn.2898, 2899, 2901 (20 marzo 1971, 3 aprile 1971, 1 maggio 1971). 17 Ibidem, n. 2901, p. 264. 18 Ibidem, n. 2898, pp. 567-570. 19 Cfr. J. Baylot e M. Riquet, Les Francs-Maçons, pp. 65-66. 20 Cfr. Alec Mellor, Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, Conclusions, p. 330. 21 Questo tipico esponente delle nuove correnti favorevoli ad un accordo tra Massoneria e Chiesa cattolica, ora membro di ambedue, con le sue argomentazioni avvocatesche, in cui si palesa un intento demolitore di tutto ciò che va al di là della sua comprensione, ha affermato nettamente che nella Massoneria operativa «l’ipotesi (!) di infiltrazioni esoteriche e di “iniziati” è inverosimile» (Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, p. 43): per lui, secondo «lo stato delle nostre (?) conoscenze», il segreto massonico era soltanto il «segreto professionale» (ibidem, p. 41), mentre d’altra parte il Compagnonaggio non sarebbe stato altro che un «organismo di protezione contro i Maestri» (ibidem, p. 38). 22 Osserviamo che in queste nuove forme di incontro entrano in gioco alcuni di quegli “ideali” moderni già da tempo introdotti negli ambienti massonici, di cui parlammo in altra occasione (cfr. L’iniziazione massonica nel mondo moderno, I, nel n. 26-27 di questa rivista). In tal modo, gli esponenti cattolici che giungono ora ad appoggiarsi a tali “ideali” possono apparire, rispetto ai massoni animati da una mentalità moderna, come dei “ritardatari” che hanno finalmente imboccato la via dell’evoluzione. Sennonché, come già facevamo notare, quegli “ideali” non sono niente di più che superstizioni o residui di una ben più profonda saggezza, distorti in modo da integrarsi momentaneamente nella dinamica del cammino antitradizionale che vienefatto percorrere al nostro mondo. Tant’è vero che certi “ideali” che erano “rivoluzionari” nel secolo scorso corrispondono ora a stadi che stanno per essere superati e travolti, e i tentativi di ravvivarli possono corrispondere così a un bisogno di difesa, comune a massoni e cattolici, di fronte a manifestazioni più “avanzate” che i loro stessi “ideali” hanno contribuito a preparare, in mancanza di un adeguato indispensabile ricollegamento ai principi e del discernimento che solo da essi potrebbe derivare. 23 Sull’aspetto religioso di taleesigenza, rimandiamo all’articolo di René Guénon, Necessità dell’exoterismo tradizionale, in Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967); aggiungiamo che tale articolo è particoìarmente importante da tener presente proprio per i Massoni, per i quali soprattutto fu scritto. 24 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 32, p. 112. 25 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 23, p. 95: estratto di una lettera di René Guénon dell’aprile 1935; cfr. anche le successive citazioni a pp. 96-97 dello stesso numero della rivista. 26 Su tale argomento, rimandiamo al nostro articolo pubblicato nel n. 34 di questa rivista: cfr. in particolare le numerose citazioni tratte da opere di René Guénon (pp. 18-20). - Artículo*: Pietro - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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En Veruela con los Bécquer -1- | Ángel Almazán

Volver a contemplar el monasterio de Veruela es retornar a la atmósfera becqueriana de los dos hermanos, el poeta y el pintor, Gustavo Adolfo y Valeriano. Allí estuvieron con sus familias de diciembre de 1863 a julio de 1864. Y buena forma de prepararse para este reencuentro es ver los dibujos que realizara Valeriano sobre diversos paisajes, arquitectura y elementos arquitectónicos de Veruela, como estos… - Artículo*: admin - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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Un documental asegura que la esposa de Bach, Anna Madgalena, escribió parte de sus obras « MusicaAntigua.com

Un documental asegura que la segunda mujer del compositor Johann Sebastian Bach, Anna Madgalena, escribió parte de algunas de las mejores obras del músico, según informa el diario británico The Daily Mail. El filme, titulado ‘Written by Mrs. Bach’, está basado en un estudio escrito en 2011 por el profesor de la Universidad Charles Darwin de Australia Martin Jarvis y se estrenará en Londres la próxima semana auspiciado por la Academia Británica del Cine. En el documental, el profesor detalla los análisis de la tinta y el estilo de escritura que se aplicaron en su estudio y que, desde su punto de vista, demuestran que la implicación de Anna Magdalena en el trabajo y en las composiciones de Bach fue superior a lo que se estimaba hasta ahora. Jarvis señala que Anna Magdalena escribió el aria de ‘Variaciones Goldberg’ y el primer preludio de ‘El clavicordio bien temperado: Libro I’. Principal compositora Además, en la investigación refuta el hecho de que Anna Magdalena se limitó a transcribir las obras del último período de Bach, ya que mediante un análisis de la letra puede verse que la escritura carece de la “calma” y el “peso” de un mero dictado o copia. Por ello, en el documental se argumenta que la letra es una evidencia de que Anna Magdalena fue la principal compositora de algunas de las obras más famosas de Bach. En el documental, el profesor detalla los análisis de la tinta y el estilo de escritura que se aplicaron en su estudio y que, desde su punto de vista, demuestran que la implicación de Anna Magdalena en el trabajo y en las composiciones de Bach fue superior a lo que se estimaba hasta ahora. Jarvis señala que Anna Magdalena escribió el aria de ‘Variaciones Goldberg’ y el primer preludio de ‘El clavicordio bien temperado: Libro I’. Se dice que Anna Magdalena podría haber escrito ‘Suites para violoncelo solo’, el aria de las ‘Variaciones Goldberg’ e incluso el primer preludio del ‘Clave bien temperado’ de Bach y no simplemente “haberlos copiado”, como se había interpretado anteriormente, según explicó Martin Jarvis, profesor de música de la Universidad Charles Darwin de Australia. Jarvis aplicó diversas técnicas de análisis forense para estudiar las partituras del músico, centrándose sobre todo en la estructura y el lenguaje musical, las anotaciones y la caligrafía. El profesor asegura que pretende anular la convención “sexista” que reconoce únicamente a los compositores masculinos y finalmente restablecer a la señora Bach en los libros de historia. La compositora británica Sally Beamish, que presentará el documental en la BAFTA, dijo que esta teoría plantea algunas preguntas importantes acerca de la relevancia que han tenido las compositoras en la historia de música y podría “transformar” la imagen de algunas obras ‘masculinas’ reconocidas mundialmente. Artículos relacionados: La pequeña crónica y el pequeño cuaderno de música de Anna Magdalena Bach Bach íntimo, la pequeña crónica y el pequeño cuaderno de... Documental sobre BACH: “Un ambicioso proyecto, único en la historia musical española” El documental de la Productora Tirabeque se adentra en los... “BACH EN MADRID” PELÍCULA DOCUMENTAL El próximo jueves 3 de octubre a las 17:00, tendrá... - Artículo*: MusicaAntigua - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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Guineos, Negros, Negrillas o Villancico de Negros « MusicaAntigua.com

Los Guineos, Negros o Negrillas (también llamados “villancico de negros”), eran un género de villancicos que pretendían retratar a los esclavos africanos, imitando su música y su manera de hablar. Cuando un villancico daba voz a personajes africanos que hablaban en una temprana variedad criolla del castellano o el portugués, a veces mezclando algunas palabras sueltas de la lenguas yoruba o bantú, se denominaban normalmente negro, negrilla o guineo, y tendía a incorporar los fuertes esquemas rítmicos de percusión que eran considerados típicos de las danzas africanas, así como efectos antifonales y de responso entre los solistas y el “tutti”, que eran frecuentemente asociados con las ejecuciones vocales de la tradición africana. SAN SABEYA GUGURUMBÉ (La Negrina) – Mateo Flecha “El viejo” (1481 – 1553). (“Las ensaladas de Flecha” – Praga, 1581). Intérpretes: La Capella Reial de Catalunya – Hespérion XXI – Director: Jordi Savall. En este enlace a youtube, puedes ver la letra y su traducción “Este subgénero del villancico, fue muy popular en España y sus colonias entre los siglos XVII y XVIII. Los villancicos de negros o guineos retraban a los esclavos africanos a través de ciertos clichés estilísticos presentes en el texto y, en menor medida, en la música. La introducción de esclavos negros en la península data de la primera mitad del siglo XV, cuando los mercantes portugueses comenzaron a traficar esclavos desde las costas de Guinea. El negro como personaje cómico fue una creación de la literatura portuguesa que pasó luego al teatro español. Los autores más prominentes del escenario ibérico, como Lope de Vega (1562–1635) y Calderón de la Barca (1600–1681), usaban frecuentemente este personaje. El negro era representado como un sujeto inocente y más bien tonto, que sin embargo en el fondo era una persona noble y de buen corazón. Aunque el estereotipo marcaba claramente la diferencia del negro con respecto al español y justificaba la dominación ejercida por este último, la caracterización no era completamente negativa. La imitación del habla de los africanos, llamada “español bozal” o simplemente “bozal” por los literatos y los filólogos, era extremadamente popular en la literatura del Siglo de Oro. Francisco de Quevedo (1590–1645), una de las mayores figuras del periodo, da a sus colegas la fórmula de éxito para dominar el arte de escribir comedias: “Si escribes comedias y eres poeta sabrás guineo en volviendo las RR LL y al contrario: como Francisco, Flancisco: primo, plimo.” Esta afirmación en sí misma muestra claramente que el bozal era una metáfora estilística y no el retrato de una práctica común. Una de las marcas estilísticas más notorias de los textos de villancicos negros está en el uso de sílabas onomatopéyicas. Cadenas de sílabas y palabras sin sentido como “tumbucutu cutu cutu” (A siolo flasiquiyo, Juan Gutiérrez de Padilla) o “zaranguan guan” (Teque–leque, Julian de Contreras) ilustran el intento de los autores por describir vestigios imaginarios de dialectos africanos. Hay una energía rítmica ligada al uso de onomatopeyas, como en el primer ejemplo mencionado arriba, que está conectada con el uso de tambores, otra alusión directa a lo africano. Se mencionan también de manera frecuente la danza y el uso de otros instrumentos musicales, en especial de viento y de percusión”. – (Carolina Santamaría) ANTONYA, FLACIQUIA, GASIPÁ – Frei Filipe da Madre de Deus (ca.1630 – ca.1690). [Negro a 5. Guatemala, "Archivo Capitular" (se cantó este año de 1704)]. Intérpretes: La Capella Reial de Catalunya – Hespérion XXI – Director: Jordi Savall. Imágenes: Antigua Guatemala (Guatemala). Al final de este artículo puedes ver la letra original de ANTONYA, FLACIQUIA, GASIPÁ, y su traducción. “Antonya, Flaciquia, Gasipá” (Antonia, Francisca, Gaspar) de Frei Filipe da Madre de Deus (ca.1630 – ca.1690), compositor portugués, que fue maestro de la cámara de música del rey Alfonso VI de Portugal de 1660 a 1668; contiene una trama particularmente divertida, pues los personajes, que han caído dormidos después de una larga tarde bebiendo (un vino en ‘no’ muy buen estado, que ragalaba la señora Pura) y bailando, se despiertan unos a otros para llegar a Belén a tiempo de adorar a Jesús, y uno de ellos se queja repetidamente, a intervalos regulares, de un terrible dolor de cabeza por haber bebido demasiado. TAMBALAGUMBÁ (Negrilla a 6) – Juan Gutiérrez de Padilla (ca. 1590 – 1664). Intérprete: Ars Longa de La Habana – Directora: Teresa Paz. Imágenes: Puebla (México) y su Catedral. En este enlace a youtube puedes ver la letra de TAMBALAGUMBÁ. Enlaces de interés: PDF: NEGRILLAS, NEGROS Y GUINEOS Y LA REPRESENTACIÓN MUSICAL DE LO AFRICANO TESIS SOBRE UNA CONTRIBUCIÓN SOBRE LOS VILLANCICOS NEGROS (PDF en inglés) Villancico de Negros, una ventana por donde se ve e integra al otro Alia-Vox Escrito por Camilo López García _______________________________________________________________________________________ Letra y traducción de Antonya, Flaciquia, Gasipá - Antonya, Flaciquia, Gasipá, - Antonia, Francisca, Gaspar, - Que quelé, que le si, que yamá, – ¿Qué quieres, qué dices, qué llamas?. - Que no se que me alalo – Que no sé que me ha dado esa noche de Navilá, esta noche de Navidad. - Que sentimo, que tenemo, – ¡Qué sentímos, qué tenemos, que queramo. qué queremos!. - Mucho me duele la cabeza. – Mucho me duele la cabeza. - Turu samo desmayala – Todos estamos desmayados y la visa candilar y con la cara encandilada, y muy espeso cupimo, y muy espeso escupimos pulque un tlaguiyu de vino porque un traguito de vino la negla Pula leglá. la negra Pura regala. Mucho me duele la cabeza. Mucho me duele la cabeza. - Ay Jesú como sa peldida, – Ay, Jesús, como está perdida, ay Jesú y que mala que sá. ay, Jesús, qué mala que está. - Mucho me duele la cabeza. – Mucho me duele la cabeza. - Valgame nosa siola – Válgame Nuestra Señora, con esso salimo a ola, con eso salimos a orar, quando las tula neglia cuando todas las negras de la maiol visarria, de la mayor bizarría, a quien turo lo blanco veni a escuchal, a quien todos los blancos vienen a escuchar. - Anda mandinga / vosotla, – ¡Vete mandinga! / vosotras, - Anda beyaca / vosotla, – ¡Vete bellaca! / vosotras, - Anda bolacha / vosotla, – ¡Vete borracha! / vosotras, - Deshonra de neglo / vosotla, – ¡Deshonra de negros! / vosotras, se lá que yo so que un asiolo, hi, hi, es que yo soy una señora, hi, hi, que la mal que sá de sanguanguá, ha, ha, que tiene el mal de Sanguanguá, ha , ha, y muy honrala, hi, hi, ha, ha, y muy honrada, hi, hi, ha, ha, y vosotla una pura beyaca y vosotras unas puras bellacas, ya ola lo velá a turu lo negla, y ahora lo verán todos los negros. - ¿Ola pala qué, pala qué yamá?. – ¿Ahora para qué, para qué llamas? - Para que vamo a Belen – Para qué vayamos a Belén â vé lo Niño Manué, a ver al Niño Manuel que a naciro en la paja, que ha nacido en la paja, lo neglo se ha de asé Raja el negro se ha de hacer Raja bailando, cantando, bailando y cantando todo, tucando a lindo compá. tocando al lindo compás. Mucho me duele la cabeza, Mucho me duele la cabeza, - Bolachita bene, bolachita vá, – Borrachita viene, borrachita va, bolachita canta , bolachita sá, borrachita canta, borrachita está. - Mucho de duele la cabeza. – Mucho de duele la cabeza. - Bolachita, bolachita sá. – Borrachita, borrachita está. [Coplas]: [Coplas]: - Al Pultal emo yegalo, – Al portal hemos llegado, mila â lo niño yolá, mira al niño llorar en lo blaso de Malía en los brazos de María pulque lo negla porque la negra lo llegue â arruya. lo viene a arrullar. - Ya le milo y como ezamo, – Ya le miro y comenzamos si caelá, ô no caelá, si caerá, o no caerá, me palice que â lo niño me parece que tanta belleza del niño turo pulclisa se le vá en tembrá. la hace temblar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. - Mila â la mula y lo bueye – Mira a la mula y el buey que acompañando le ezá, que acompañándole están, lo bueye con mucho aliento el buey con mucho aliento y la mula a la paja se vá. y la mula a la paja se va. - Mana si lo bueye alienta – El buey alienta el maná, y la mula en comel dá, y la mula está comiendo, yo â la salud de lo niño yo a la salud del niño gol, gol, gol, otlo tlago he de echá. glu, glu, glu, otro trago debo echar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. [Estribillo]: [Estribillo]: Le le le la la la, Le le le la la la, bolachita bene, bolachita va, borrachita viene, borrachita va, bolachita canta, bolachita sá, borrachita canta, borrachita está, pulque mucho me pesa la cabeza. porque mucho me pesa la cabeza, Le le le la la la, Le le le la la la, bolachi, bolachita sá. borrachita, borrachita está. [Coplas]: [Coplas]: - Mila Angeles y pastoles – Mira Ángeles y pastores que le vienen â adolal, que le vienen a adorar, y â colos cantando dicen y a coros cantando dicen que en oi niño que con el niño ha llovido el maná. ha llovido el maná. - Si el maná yuebe ô no yuebe, – Si el maná llueve o no llueve yo no, no entende agualá yo no, no quiero aguantar de lo vino solamente, del vino solamente, ya lo puedo le botacolá. ya lo que puedo me voy a tragar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. Estribillo… Estribillo… - Al siolo San Jusepe, – Al señor San José, mila que atenta que ezá, mira que atento que reza, y al niño hace revelencia y al niño hace reverencia y él se ha llevado la Patel nidá. y él se ha llevado la paternidad. - Bien sabemo que Jusepe – Bien sabemos que José de la zierra zá officiá, de la sierra es oficial, y pula que so el licole y que solo el licor de la Sierra quelemo gastá. de la Sierra queremos gastar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. Estribillo… Estribillo… - Turos andan eza noche – Todos andan esta noche con azogue y sin palá, con azogue y sin hablar, no sa mucho quando Dioso no hace mucho que Dios al mundo milamos se quizo echá. a este mundo que miramos se quiso echar. - Si al mundo se ha echado Dioso, – Si al mundo se ha echado Dios, que pantamos que almilá, que espantamos al mirarle, que cupiendo â bena gila, pues escupiendo abenadilla la negla â caza ya yegue astizá. la negra llega a casa para atizar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. Estribillo… Estribillo… - No halla cosa de plovecho – Tu dirás de qué sirve y la razón te faltá, pero te equivocarás, que la fe pala una negla la fe de una negra montone de humo es un montón de humo, sorriya lo vá. un montón de arena. - Y lemé poquito â poco – Y lamiendo poco a poco, cala aquí, cala â cuyá cala aquí, cala allá, y pues que Dioso ha nasilo, y ya que Dios ha nacido bien puedo alegle bebé y roncá. bien puedo alegre beber y roncar. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. Estribillo… Estribillo… - Oye mila â lo tre Reye – Oye, mira a los tres Reyes qual viene â adolal, que le vienen a adorar, y entre ellas viene també y entre ellos viene también nuestro plimo, lo Re Gasipá. nuestro primo, el Rey Gaspar. - Ya los ves de camino – Ya los ves de camino, y que tlaen pala blindá, y que traen para brindar mucha bota y una estrella muchas botellas y una estrella, que relámpago â la visamilá. que relámpago a la mirada da. Mucho me pesa la cabeza. Mucho me pesa la cabeza. Artículos relacionados: Orígenes del villancico español El villancico se remonta a las postrimerías del siglo XIII,... FALALALANLERA (S. XVI): Un villancico a lo “humano” y a lo “divino” El Cancionero de Gandía (Barcelona, Biblioteca de Catalunya, M. 1166... - Artículo*: MusicaAntigua - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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Por qué no cambio mi maternidad a los 40 por la tuya a los 25

Aunque la biología no esté de acuerdo, cada vez más mujeres retrasan la edad de maternidad por diversas razones. Y tiene algunas ventajas - Artículo*: Ana Salas - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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El amor propio, máximo obstáculo que nos retarda para llegar al sumo bien.- Tomás de Kempis (1.380-1.471)

1. Hijo mío, es necesario que lo des todo por el Todo, y no ser nada de ti mismo. 2. Has de saber que el amor propio te es más perjudicial que cualquier otra cosa del mundo. Según sea el amor y afición que tengas a las cosas circundantes, estarás más o menos adherido a ellas. 3. Si tu amor fuere puro, simple y bien ordenado, no serás esclavo de cosa alguna. No ambiciones lo que no te es lícito poseer. No codicies lo que puede poner trabas a tu alma y arrebatarte la libertad interior. 4. Es realmente extraño, por lo absurdo, que no te abandones libremente a Mí con todo tu corazón y con todo lo que puedas tener y desear. 5. ¿Por qué te consumes en vana tristeza? ¿Por qué te fatigas con cuitas superfluas? Obra en todo de acuerdo con mi querer, y no tendrás que lamentar ninguna pérdida. 6. Si tienes preferencias en todo, y si, en atención a tus conveniencias y por seguir tu propia voluntad, quieres estar en una u otra parte, nunca tendrás momento de reposo, ni estarás libre de inquietudes. 7. Porque en todas las cosas indistintamente se ocultan deficiencias, y en todas partes y dondequiera que vayas habrá siempre quien se oponga a tus deseos. 8. Por eso la quietud y sosiego del alma consisten, no en la satisfacción exterior de uno o más deseos, sino más bien en despreciar y cortar de raíz esos mismos deseos [mundanos] del corazón. 9. Y no debes entender por esos apetitos solamente el ansia de dinero y la avidez en amontonar riquezas, sino también la sed insaciable de honores, de aplausos y lisonjas, cosas todas que se esfuman con la existencia [Sic transit gloria mundi]. 10. Mal podrá defenderte el medio ambiente y la condición del lugar, si no te anima el fervor de espíritu. No durará mucho tiempo la paz buscada por defue­ra, si falta el verdadero fundamento y la virtud del corazón. 11. Es decir, que si no descansas en Mí, puedes cambiar de lugar, pero no puedes mejorarte a ti. Porque nada más que se te ofrezca una oportunidad, la aprovecharás sin duda; y entonces hallarás aquello mismo de que huías, y aún mucho más. Oración para implorar la pureza de corazón y la sabiduría celestial 12. Confírmame, Dios mío, en la gracia del Espíritu Santo. Dame fuerza para afianzar en mí el hombre interior y vaciar mi corazón de toda inútil solicitud y congoja. 13. Que no me Sienta atraído por los vanos deseos de cualquier cosa de este mundo, sea despreciable o preciosa, antes las considere todas como transitorias, y a mí mismo como quien ha de pasar también juntamente con ellas. 14. Porque no hay nada estable bajo el sol, en donde todo es vanidad y aflicción de espíritu. ¡Oh, qué sabio es el que sabe justipreciar así las cosas! 15. Dame, Señor, la celeste sabiduría, para que aprenda a ir siempre en tu busca, anteponiéndote a todas las cosas, a gustarte y amarte sobre todas, y a conocerlas, no sólo como son en sí mismas, sino según la estima que de ellas haces en tu infinita sabiduría. 16. Concédeme, Señor, que con prudencia sepa declinar las palabras de quien me acaricia con lisonjas y sepa sufrir al adversario que me acosa. 17. Porque es gran sabiduría no moverse complacido al soplo de cualquier viento de palabras, ni prestar oídos al canto engañoso de la sirena tentadora; sólo así se anda seguro por el camino emprendido. - Artículo*: Diego GEIMME - Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL Psicología Clínica y Transpersonal Tradicional (Pneumatología) en Mijas y Fuengirola, MIJAS NATURAL *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí enlazados
 

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