
<p><img src="https://www.heliodromos.it/wp-content/uploads/2026/10/Omaggio-Antonio-Medrano.jpg" alt="" width="652" height="899"></p>
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<p><strong>Sabato 3 Ottobre 2026 si è tenuta a Madrid, presso il <em>Centro Cultural de los Ejércitos</em>, con la presenza del presidente Eduardo Arroyo, il vicepresidente José María Ruiz e l’infaticabile e vulcanica segretaria Marta Gálvez-Cañero, la presentazione della FONDAZIONE ANTONIO MEDRANO, davanti ad un vasto ed attento pubblico di allievi ed estimatori dello studioso spagnolo. Dall’Italia è intervenuto il nostro collaboratore Enzo Iurato: amico di Antonio Medrano, traduttore e diffusore della sua opera e del suo pensiero nel nostro Paese, di cui proponiamo qui di seguito il testo dell’intervento, nella sua versione integrale, comprendente anche le parti che si son dovute saltare per rientrare nei tempi previsti dall’organizzazione.</strong></p>
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<p>Non è possibile parlare del rapporto di Antonio Medrano con l’Italia senza far riferimento al “Gruppo di Heliodromos”, con cui Antonio ha intrattenuto, fino all’ultimo, una lunga e duratura collaborazione. <em>Heliodromos</em> è il nome del penultimo grado dell’iniziazione mitriaca e significa “Messaggero del Sole”, corrispondendo a quello che, presso le religioni bibliche, sono le figure angeliche, a loro volta Messaggeri di Dio. Il Gruppo si costituì a metà degli anni ’70 in Sicilia, su iniziativa di Gaetano Alì, il quale, dopo una militanza giovanile all’interno di formazioni politiche come il Movimento Sociale Italiano e Ordine Nuovo, prese parte al lavoro spirituale svolto dal Gruppo dei Dioscuri, sorto all’interno del Centro Studi Ordine Nuovo e attivo in diverse città italiane all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso; tentando di ripercorrere il cammino già seguito dal <em>Gruppo di Ur</em> che, sotto la direzione di Julius Evola e con la partecipazione di eminenti personaggi degli ambienti iniziatici dell’epoca, tentò, sul finire degli Anni ’20 (dal 1927 al 1929, quindi cento anni fa!), di «ridestare una fiamma mai spenta ma occultata nelle caligini attuali, il fuoco perenne che in Occidente ha il suo luogo sacro, il suo altare in Roma».</p>
<p>Con i <em>Dioscuri </em>si voleva dare inizio ad una preparazione severa ed integrale affinché contro la massa informe dei senza volto si delineasse una vera razza dello spirito e del corpo e un ORDINE si manifestasse nel mondo riconducendo l’uomo al suo destino. Tuttavia, l’attività del Gruppo ebbe vita breve e travagliata (ci fu anche un caso di suicidio), essendo considerata sufficiente per farne parte la semplice militanza politica, che non sempre trova corrispondenza in una qualificazione spirituale, indispensabile per intraprendere un lavoro interiore di questo tipo.</p>
<p>Fatto sta che Gaetano, superato indenne quel periodo, durante il quale ebbe anche un incontro con Julius Evola, e avendo fatto tesoro della precedente esperienza politica e del “lavoro” spirituale svolto all’interno dei Dioscuri, essendo diventato nel frattempo docente di Pedagogia presso l’Università di Catania, mosso da una forte indole concreta e realizzativa, si determinò a costituire, insieme a pochi altri fedeli collaboratori, la realtà che prese il nome di <em>Heliodromos</em>, organizzatasi in <strong><em>Centri Studi di Formazione Tradizionale</em></strong>: nella cui definizione è già possibile individuare tutte le indicazioni necessarie a comprenderne l’indirizzo e le modalità operative, finalizzate alla ricerca e alla selezione di uomini decisi ad opporsi al decadimento e alla deriva anti umana dei tempi ultimi:</p>
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<li>Il <strong>CENTRO</strong>, al di là della moderna imbalsamazione burocratico-organizzativa, rappresenta il punto di partenza di ogni cosa e l’immagine simbolica dell’Unità primordiale, da cui tutto è prodotto e da cui deriva ogni manifestazione esterna, comprese le più contingenti. Il punto al centro del cerchio rappresenta, di conseguenza, anche la meta da raggiungere e l’obiettivo a cui mirare partendo dalla circonferenza (immagine sia del Mondo sia di un ciclo di manifestazione), dove è collocata e si svolge l’esistenza ordinaria dell’essere umano, il cui incessante mutamento è regolato ordinato e fissato dal continuo riferimento Centrale.</li>
<li>Gli <strong>STUDI</strong> rimandano direttamente alla conoscenza e alla concentrazione che questa richiede; cioè la preparazione dottrinaria, indispensabile per intraprendere qualsiasi percorso e qualunque valida iniziativa sul piano umano ed esistenziale. Essendo già la conoscenza teorica in grado di imprimere una svolta e un orientamento, sottraendo l’individuo all’ignoranza e alla presunzione generalizzate che stanno alla base e sono l’autentico motivo delle attuali anomalie.</li>
<li>La <strong>FORMAZIONE</strong> è il supporto della ricostruzione interiore, utile per raggiungere il “campo base” dell’uomo differenziato, pronto all’ascesa verso le più alte vette. Facendo in modo che l’<em>intenzione</em> e la <em>volontà</em> vadano a coincidere con la tendenza verso il Principio, essendo il Centro, al contempo, punto di partenza e punto di arrivo, inizio e fine, allo stesso modo di quanto accade nella respirazione o nel battito cardiaco. Per cui la regolazione di tale percorso attraverso la scienza del ritmo contribuisce in maniera decisiva all’essere bene orientati, perfettamente centrati e in totale armonia nei diversi elementi che compongono l’individualità umana.</li>
<li><strong>TRADIZIONALE</strong>, in quanto è nella Sapienza universale o <em>Philosophia Perennis</em> racchiusa nei Testi Sacri delle civiltà del passato che va ricercato ogni riferimento ed ogni modello da contrapporre all’anomalia moderna e al crescente e progressivo degrado analitico che la contraddistingue, tornando alla visione del mondo organica e sintetica.</li>
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<p>Secondo questi presupposti, il Gruppo si è sempre mantenuto fedele all’armonia del ciclo annuale e delle stagioni, per un ritorno autentico all’origine ed allo spirito primordiale, dove il Sole si fa immagine del Principio ed il Fuoco suo simbolo e ricordo quotidiano. Senza mai trascurare l’impegno operativo e la verifica concreta, tramite gli opportuni strumenti che la realtà, di volta in volta, ci mette a disposizione; avendo Gaetano progettato, fin dall’inizio, la proposta strategica delle <em>Unità operanti</em>, dove ogni uomo o gruppo che si richiama alla Tradizione deve, «dopo un’attenta analisi della realtà che lo circonda, individuare i vuoti esistenti; e quindi, anche in relazione alle specifiche capacità e disponibilità dei mezzi, (…) intervenire con intelligenza nel particolare settore scelto». Sempre evitando, poi, la retorica paccottiglia folkloristica, per un ritorno autentico e reale ai valori ed ai principi fondamentali della Tradizione. I soli che meritano di essere salvati, curati e tramandati.</p>
<p>A questo punto, potrà sembrare scortese e presuntuoso da parte mia venire qui a parlarvi di Heliodromos e di Gaetano Alì in un incontro dedicato ad Antonio Medrano. Ma il fatto è che il rapporto con Antonio si è via via rinsaldato sempre più proprio in ragione degli elementi comuni che caratterizzavano il nostro e il suo “percorso esistenziale”, la nostra e la sua “ricerca di conoscenze”, i nostri e i suoi “obiettivi da realizzare”. Già negli scambi epistolari questo era risultato chiaramente, ma fu al momento del suo primo viaggio in Sicilia, nell’Estate del 2000, che ci ritrovammo accomunati nella stessa fedeltà ai principi tradizionali. Riconoscendoci della stessa razza e fratellanza spirituale fin dal primo incontro, all’aeroporto di Catania, dove andammo ad accoglierlo.</p>
<p>Quella prima settimana trascorsa insieme a noi e ai numerosi giovani intervenuti al “campo di formazione” presso l’azienda agricola di Prato Fiorito, alle pendici dell’Etna – i quali giovani pendevano letteralmente dalle sue labbra e non smettevano di sottoporgli domande e chiedergli consigli d’ogni tipo – lo impressionò al punto tale che da allora in avanti dichiarò di sentirsi, a tutti gli effetti, uno di noi, dimostrando coi fatti questa appartenenza, non facendoci mai mancare i suoi contributi dottrinari e culturali, cercando di partecipare – tutte le volte che gli era possibile – agli incontri annuali, diventati un punto fermo nella sua agenda.</p>
<p>Dopo di allora, ogni volta che veniva a Catania, Antonio anticipava di un giorno il suo arrivo, fermandosi in città per una visita (obbligata!) alla Libreria Cavallotto di Corso Sicilia, una delle più antiche e più fornite librerie catanesi; dove trascorreva diverse ore a sfogliare volumi e scegliere opere che mancavano nella sua sterminata biblioteca; assistito in questa ricerca dai commessi della libreria che si mettevano a completa disposizione del “Professore spagnolo” che li onorava della sua presenza; uscendone sempre con una montagna di libri, che poi cercava di far entrare in tutti i modi nella sua valigia stracolma. E quando provavamo a fargli omaggio di una confezione di dolci tipici siciliani (per coloro che non lo sapessero: la dolceria siciliana è una delle ottave meraviglie del mondo!), non c’era posto nemmeno per una pasta di mandorla…</p>
<p>In una lettera del 3 Agosto 2003, Antonio si lamenta per non aver potuto partecipare all’incontro di quell’anno: «Mi dispiace molto di non aver potuto essere presente questi giorni nella vostra magnifica oasi, questo ambiente caloroso e luminoso che avete saputo creare in questo luogo incomparabile con tanto amore, entusiasmo e fatica. In verità, ne avrei avuto bisogno. Ripeto quel che dicevo in altra occasione. Sarebbe stata per me un’eccellente terapia per contrastare l’impatto dell’asfissiante atmosfera in cui si è costretti a trascorrere la vita quotidiana (come immagino succeda anche a tutti voi). Potendo addirittura partecipare a conversazioni nelle quali si affrontano temi interessanti, vitali, profondi, appassionanti, sarebbe stato un balsamo per la mia anima. Non potete immaginare quanto mi mancano queste vostre riunioni e discussioni! Si finisce con l’essere stufi di una società nella quale sembrano essere proibite le questioni veramente importanti per la vita e nella quale non si parla che di mangiate, vestiti, mobili, divertimenti e pettegolezzi vari. Prometto di cercare di organizzarmi meglio e fare tutto il possibile per venire all’appuntamento l’anno prossimo, se Dio vuole… e se l’alto comando lo permette».</p>
<p>Ribadendolo, a distanza di tempo, in una lettera del 16 Ottobre 2020: «Sono totalmente d’accordo con te. Niente può sostituire il contatto personale, con la presenza fisica, nel quale si può parlare di tutto in modo più spontaneo. Mi duole molto non potere essere presente in queste preziose, salutari e nobili riunioni sull’Etna, nelle quali uno si ricarica di tanta energia per continuare il combattimento e non venir meno. Magari fosse possibile, in un modo o nell’altro, poter partecipare a qualcuno dei prossimi incontri».</p>
<p>La sua collaborazione alla rivista Heliodromos è stata continua, protraendosi nel corso degli anni, fino al lavoro più importante e impegnativo (sia per l’Autore che per il traduttore!), l’edizione italiana de <em>La Via dell’Azione</em>, con l’enorme lavoro di revisione ed integrazione, sfociato, a tutti gli effetti, nella pubblicazione di un’opera totalmente rinnovata; che poi, per scelta dell’Autore, venne divisa in due volumi (<em>La Via dell’Azione </em>e <em>L’Attivismo</em>), da poco ripubblicata in questa nuova versione anche in Spagna.</p>
<p>E sono, a mio giudizio, particolarmente significative le rispettive dediche poste da Medrano in apertura delle due edizioni. La prima originale spagnola: «<em>A mis fieles amigos Eduardo y José María, que tanto me han ayudado a perfilar esta obra con sus intelligentes observaciones</em>»; e la traduzione italiana: «<em>Alla memoria di Gaetano Alì e ai suoi collaboratori, che da molti anni stanno svolgendo un meritevole lavoro al servizio della Tradizione</em>». Alla luce delle quali è come se un cerchio si chiudesse, segnando l’incontro di oggi la strada per un nuovo inizio nel nome di Antonio Medrano e della sua preziosa opera, che merita di essere diffusa e conosciuta da quante più persone possibili, soprattutto dalle nuove generazioni, indicando essa il cammino a quanti intendono mettersi alla ricerca del proprio Centro e della Verità tradizionale.</p>
<p>Il lavoro di <em>ricostruzione interiore</em>, fulcro delle attività del Gruppo di Heliodromos, coincide, del resto, perfettamente con quanto espresso nel punto 40 dei <strong>Fini </strong>della Fondazione, quando si parla di «insegnare tecniche di formazione personale, tecniche tradizionali per la vita. Studiare e applicare tutte quelle tecniche – spirituali, sacre e iniziatiche – che, risultando dall’applicazione della Scienza sacra, permettono alla persona di ottenere un maggior equilibrio ed armonia nella sua vita, conquistare l’unità, ottenere uno sviluppo pieno delle sue potenzialità, prendere coscienza della propria realtà intima e incanalare in modo corretto e sano le proprie energie interiori o sottili».</p>
<p>Era quindi inevitabile, era destino che le nostre strade si incontrassero, che il rispettivo impegno per la Tradizione venisse a coincidere. Anche perché Medrano aveva attraversato, al pari di Gaetano, le acque infide instabili e mutevoli della politica, <em>non essendosi più curato</em> – da un certo punto in avanti – <em>di essa, ma guardato e passato oltre</em>… Essendo quella di asservire Tradizione Religione e Spirito alla politica (con l’anomalia della “politicizzazione della vita” alla quale Antonio ha dedicato un magistrale, definitivo e chiarificatore scritto), quanto di più assurdo ed insensato possa concepirsi. Quando, semmai, la politica, cioè l’arte di governare, è sempre stata sottomessa e regolata dai superiori valori spirituali, dall’autorità spirituale detentrice di tali valori, contro cui il potere temporale ha sempre cercato di ribellarsi e di rendersi autonomo, favorendo in questo modo l’ingovernabile deriva attuale, attraverso le tappe di un prolungato e continuo processo dissolutivo (cominciato con la rivolta degli <em>Kshatriya </em>contro l’autorità dei <em>Brâhmani</em>), di cui gli odierni integralismi e fondamentalismi (l’islamismo radicale, il sionismo omicida e il protestantesimo settario) rappresentano la manifestazione finale, dove si è usi bestemmiare: «Dio è con noi», «Dio lo vuole»; raggiungendo il punto più basso col <em>demente</em> della Casa Bianca che, senza vergogna e senso del ridicolo, ha avuto il coraggio di dichiarare: «Dio è molto soddisfatto di quello che sto facendo»!</p>
<p>Certo, nei “<strong>Fini</strong>” della Fondazione Antonio Medrano sarebbe possibile individuare un programma ideale per la costituzione di un eventuale <em>Fronte della Tradizione</em>, nella sua applicazione più completa e profonda, o anche di un semplice movimento o organizzazione militante, in vista di un intervento minimo, limitato alle contingenze politiche; nessun aspetto venendo in essi trascurato, e nulla essendo lasciato al caso e all’improvvisazione, riguardo all’essere umano nella sua tripartizione naturale di corpo, anima e spirito.</p>
<p>Ma è pur vero quanto sosteneva, a proposito di programmi, il Capo della Guardia di Ferro rumena Corneliu Codreanu; probabilmente la figura più nobile e più luminosa fra quelle espresse dal Fascismo europeo fra le due guerre mondiali; insieme a José Antonio, il capo della Falange Spagnola. Medrano ci raccontò che gli fu imposto alla nascita quel nome di battesimo in memoria dello zio materno Antonio Esparrago, caduto giovanissimo nei primi giorni della crociata anticomunista, la cui foto in divisa falangista egli vedeva, da piccolo, a casa della nonna. E in un nostro viaggio a Madrid, egli ci portò a visitare il monumento dedicato ai legionari rumeni Mota e Marin, caduti a Majadahonda per la Spagna. Entrambi, Codreanu e José Antonio, sottratti dagli assassinii democratici di cui furono vittime all’esame della storia e della conquista del potere, alla prova del governo dei rispettivi paesi e all’inevitabile giudizio finale determinato dalle vicende belliche, cui essi non ebbero modo di prendere parte, a differenza degli altri capi e dirigenti fascisti europei. Avendo quindi scritto Codreanu, a proposito delle proposte e delle enunciazioni ideali: «non di programmi elettorali c’è bisogno, ma di uomini nuovi», uomini che incarnino i principi di cui sono promotori, con l’esempio e la coerenza fra ciò che si pensa e ciò che si fa.</p>
<p>Il <strong>Saggio di Boadilla del Monte</strong> – e questa definizione non è affatto esagerata! – nel cui nome siamo oggi qui riuniti ha messo al centro della sua opera la trasformazione degli <em>individui</em> in <em>persone</em>, per ricondurre ognuno alla sua essenza spirituale, per far emergere la sua autentica vocazione, in modo da poter adempiere pienamente al compito e al destino assegnatogli, andando ad occupare il posto che gli spetta di diritto nella comunità d’appartenenza e nel mondo. Perché il buono, il bello, il giusto e il vero camminano con le gambe degli uomini, sono compiuti e realizzati dagli uomini, ogni volta che questi operano in armonia e in accordo col Progetto divino e con la Provvidenza; in totale coerenza e perfetta impersonalità, senza falsi alibi e ipocriti moralismi. E questo ci rimanda a quanto ci riferì Antonio a proposito di una singolare dichiarazione di Francisco Elias de Tejada, illustre esponente del Carlismo e del tradizionalismo ispanico: «<em>Io sono cristiano dalla cintola in su»</em>. Essendo proprio il caso di dire: evviva la coerenza!</p>
<p>Così come del resto tutto ciò che è negazione del buono, del bello, del giusto e del vero, si realizza attraverso l’operato di altri uomini, che si mettono al servizio (diventano servi) di tutto ciò che è contrario al Principio luminoso, trasformandosi in portatori delle peggiori influenze antiumane. Dimostrando (in apparenza) di sovrastare numericamente la sempre più ridotta minoranza degli <em>agenti</em> del bene (coloro che <em>agiscono </em>per il bene); riducendo tutti a vittime della propaganda, della pubblicità (chi si sognerebbe di bere, altrimenti, la Coca Cola?), dipendenti dalle mode, asserviti alle leggi del mercato e schiavi dei <em>social</em>.</p>
<p>Rendendo valido ed attuale il detto riportato da Miguel de Unamuno: «<em>Dónde vas Vicente? Dónde va la gente!»</em>: in riferimento alla massa informe di individui, al gregge umano, ai numeri senza identità, senza carattere e senza capacità di pensare con la propria testa, che affollano il mondo d’oggi. Prigionieri dell’apparire, del mostrarsi, dell’eccessivo ed esagerato manifestarsi, resi possibili nella misura attuale dagli strumenti informatici messi alla portata di tutti. Quando, in realtà, «l’essenziale è invisibile agli occhi», come ci insegna <em>Il piccolo principe</em>.</p>
<p>Una volta chiedemmo ad Antonio di preparare un articolo che parlasse di questi “agenti del male”, di coloro che “agiscono male”, delle forze occulte che in modo sempre più palese (oramai non si nascondono più!) promuovono e incoraggiano ogni manifestazione malefica nel mondo attuale; ma lui si rifiutò di affrontare tale argomento, sostenendo – a conti fatti, giustamente! – che a “frugare nella spazzatura” c’è solo da sporcarsi le mani e prendersi qualche brutta infezione. E, in effetti, il suo metodo è sempre stato quello di presentare gli aspetti positivi della realtà, i pensieri che andavano concepiti, le parole che andavano dette e le cose che andavano fatte, per guardare al bene e realizzare il bene. Rimanendo sullo sfondo il malefico e il negativo, che risaltano per il semplice contrasto.</p>
<p>Perfettamente coerente, in questo, con la sua nobile natura di “uomo verticale”, con la gentilezza delicatezza e sensibilità che adottava nei rapporti interpersonali, col suo squisito senso dell’umorismo, col suo amore per la natura e gli animali (dal suo cane <em>Lak</em>, cui dedicò un commovente ricordo, alle rondini che andavano a fare il nido nella sua veranda, considerate da Antonio delle inviate celesti che gli portavano ispirazione e beatitudine), col suo rispetto e apprezzamento per tutto ciò che aveva a che fare col sacro e con la religione, sotto qualunque forma e manifestazione. Lo ricordiamo, infatti, dedito alle sue meditazioni, nella posizione del loto, a Prato Fiorito, rivolto nella direzione dove si sarebbe a breve levato il Sole; o a Madrid, durante la visita di una nostra “delegazione”, accolta con impareggiabile affetto e disponibilità, inginocchiarsi e farsi il segno della croce tutte le volte che si entrava in una chiesa visitata.</p>
<p>Avendo conosciuto direttamente la nostra realtà, Antonio ebbe modo di rammaricarsi più volte, di persona o per corrispondenza, del fatto di non poter contare in Spagna su un ambiente militante simile a quello trovato da noi, che, a suo dire, gli avrebbe risolto tanti problemi organizzativi e lo avrebbe alleggerito dai numerosi impegni “pratici” cui doveva sottoporsi, sottraendo tempo ed energie ai suoi studi ed al suo lavoro intellettuale e di scrittura. Del resto, volando lui sempre alto non era particolarmente portato alle piccole incombenze quotidiane, risultando fondamentale, da questo punto di vista, il prezioso contributo assicuratogli dalla moglie Maria Antonia. Una grande donna, che gli permetteva di svolgere il suo compito, organizzandogli (un passo dietro di lui!) l’esistenza ordinaria, senza tuttavia fargli mai mancare il giudizio e le correzioni necessarie ai suoi studi e al suo lavoro intellettuale.</p>
<p>Leggendo lo Statuto e il Programma della Fondazione, si intuisce che Medrano ne aveva immaginato la realizzazione e l’operato essendo lui ancora vivente. Non poteva certo pensare, come del resto nessuno di noi poteva pensarlo, alla sua prematura scomparsa. Ma la sua presenza è comunque assicurata – in spirito e di fatto – dalla sua opera e dal suo esempio, di cui siete tenuti a far tesoro voi che vi siete impegnati in questa encomiabile impresa. Se con la Fondazione sarà possibile radunare una realtà umana attiva e consapevole, in grado di assicurarne la trasmissione del messaggio e la realizzazione anche di una minima parte di quanto da lui progettato, sono sicuro che il suo nome sarà onorato nel migliore dei modi, come egli merita per tutto ciò che ci ha lasciato in eredità.</p>
<p>Dall’Italia possiamo assicurarvi la massima collaborazione affinché quest’impresa possa andare a buon fine e raccoglierne gli attesi frutti, specie per quanto riguarda la trasmissione ai giovani e alle future generazioni del prezioso bagaglio di insegnamenti e conoscenze che Antonio ci ha lasciato in eredità. La Tradizione è <em>trasmissione</em>, e se in Spagna si potranno costituire delle <em>Unità operanti</em>, delle “cittadelle tradizionali” intente a realizzare quanto auspicato da Antonio, non è del tutto da escludere la creazione di un futuro <strong>coordinamento transnazionale fra tutte le Unità operanti</strong> presenti nei vari paesi europei. Nella certezza che, quando si opera al servizio dello Spirito e col cuore puro, non si può mettere alcun limite alle possibilità e alle potenzialità umane.</p>
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