Psicología

Centro MENADEL PSICOLOGÍA Clínica y Tradicional

Psicoterapia Clínica cognitivo-conductual (una revisión vital, herramientas para el cambio y ayuda en la toma de consciencia de los mecanismos de nuestro ego) y Tradicional (una aproximación a la Espiritualidad desde una concepción de la psicología que contempla al ser humano en su visión ternaria Tradicional: cuerpo, alma y Espíritu).

“La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una ‘Vía’.” (Ananda K Coomaraswamy)

La Psicoterapia es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer:

Depresión / Melancolía
Neurosis - Estrés
Ansiedad / Angustia
Miedos / Fobias
Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo...)
Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos
Trastornos de Personalidad...

La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida?: el Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad.

Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad
Técnicas de Relajación
Visualización Creativa
Concentración
Cambio de Hábitos
Desbloqueo Emocional
Exploración de la Consciencia

Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992.

miércoles, 23 de febrero de 2022

Matándonos suavemente: la «Gran Narrativa» de Klaus Schwab para un globalismo cibernético -- Sott.net

Traducido por el equipo de Sott.net La secuela de su Gran Reinicio es la Gran Estafa Toda civilización está construida sobre capas de mitología. En su libro recientemente publicado, The Great Narrative, el fundador y presidente del Foro Económico Mundial, Klaus Schwab, promueve un nuevo mito global basado en la empatía y la cooperación. Esto es notable teniendo en cuenta que hace cinco años, en La Cuarta Revolución Industrial, explicó con calma que las sociedades exitosas del futuro serían colonias de termitas «inteligentes» repletas de cyborgs bípedos. Luego, hace un año y medio, en El Gran Reinicio, declaró que la pandemia de COVID-19 «representa una ventana de oportunidad rara pero estrecha para reflexionar, reimaginar y restablecer nuestro mundo», dando paso a una tecnocracia policéntrica, posiblemente ejecutada en una moneda digital china. Debido a que la mayoría de nosotros no queremos convertirnos en receptores de bienestar biónicos, neuromejorados y editados genéticamente,... Artículo*: Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Traducido por el equipo de Sott.net La secuela de su Gran Reinicio es la Gran Estafa Toda civilización está construida sobre capas de mitología. En su libro recientemente publicado, The Great Narrative, el fundador y presidente del Foro Económico...

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Straziami, ma di frustate saziami…

La sola immagine coeva e sicuramente autentica che si conosca di lei, un quadro di anonimo fiammingo attualmente conservato al Kunstmuseum del Palazzo di Schönbrunn a Vienna, la ritrae, giovanissima, ai tempi in cui fu data in sposa a Ferenc Nadasdy, con i capelli raccolti dietro la nuca da una rete di perle, secondo la moda francese dell’epoca ed il viso, pallidissimo, coronato da un collare rigido di foggia spagnola. Nella convenzionale fissità della figura, lo spettatore non può non restare colpito dallo spettrale bagliore dello sguardo, che tante trasposizioni pittoriche, fumettistiche e cinematografiche successive avrebbe ispirato, involontario riverbero della sua anima tenebrosa. La spaventevole epopea di Erzsébet Bathory, la Dama Nera conosciuta come Elisabetta nell’Occidente latino, colei che amava bagnarsi nel sangue delle fanciulle, rivive oggi nelle pagine del capolavoro di Valentine Penrose (1898 – 1978), La contessa sanguinaria, un classico dell’erotismo punitivo troppo a lungo dimenticato che ora viene finalmente riproposto nel prestigioso catalogo del milanese Studio Editoriale a sessant’anni dalla sua contestatissima apparizione in Francia. Ostracizzata dalla cultura ufficiale in ragione delle sue scelte di vita controcorrente orgogliosamente esibite, come la chiacchieratissima relazione con la pittrice Alice Rahon, la poliedrica artista che nella sua scapestrata giovinezza fu tra le stelle più luminose della Rive Gauche, amica di Paul Eluard, sodale di Louis Aragon e Pierre Drieu La Rochelle, torna così ad occupare il posto che le spetta di diritto tra i grandi reprobi della letteratura, accanto a Leopold von Sacher Masoch e al Marchese de Sade. Attingendo ai verbali del processo che le fu intentato nel 1610, giunti a noi grazie al resoconto del Padre gesuita Laszlo Turoczi che li diede alle stampe nel 1729, la scrittrice surrealista, seguendo le orme di quanto Georges Bataille aveva fatto a suo tempo per Gilles de Rais, il famigerato Maresciallo di Giovanna D’Arco, stupratore e pluriomicida reso celebre da Charles Perrault nelle vesti di Barbablù, si china sulla sua non meno abominevole eroina e, forte di una prosa tersa e vibrante, inserisce la torbida vicenda di morte e delirio che la vide protagonista nella cornice di un grandioso affresco dell’Ungheria a cavallo tra XVI e XVII secolo. Una terra selvaggia ed inospitale quella degli ardimentosi e spericolati cavalieri magiari discendenti di Arpad, infestata dalla magia nera e dalla superstizione, dove le fitte foreste di abeti proteggevano dagli esorcismi dei vescovi antichi culti agresti legati ai demoni delle rocce e agli spiriti delle fonti, un mondo ancestrale dove gli istinti più brutali si dibattevano ancora nella nebbia della barbarie primitiva. Lì, all’ombra della contesa corona di Santo Stefano, era nata Erzsébet e nello sbocciare di quel fiore notturno, venuto alla luce sotto gli auspici sinistri della luna piena, si compiva tacitamente il destino della stirpe guerriera dei Bathory: i suoi antenati si erano distinti infatti con feroce, sistematico zelo al servizio degli Asburgo inalberando contro i Turchi l’antico vessillo con i tre denti di lupo. Imparentata con Istvan Bathory, Voivoda di Transilvania e futuro Re di Polonia, legata per via dinastica all’Imperatore Rodolfo II, il lunatico sovrano tante volte evocato nei racconti praghesi di Leo Perutz e Max Brod, ossessionato come lei da una morbosa attrazione per l’occulto, dall’animale totemico della sua schiatta la spietata Erzsébet aveva ereditato l’istinto predatorio che impietosamente riversava sulle sventurate vergini che le venivano offerte in sacrificio. Come in una discesa agli Inferi penetriamo nelle segrete del castello di Csejthe, inoltrandoci, quasi fosse un romanzo gotico, attraverso lugubri camere di tortura dove, frustate a sangue, mutilate, marchiate a fuoco e poi sgozzate, morirono più di seicento ragazze rastrellate dagli sgherri della Contessa nelle campagne circostanti. Assistiamo attoniti e sgomenti alle allucinanti scene di follia criminale nel corso delle quali Erzsébet Bathory ululava di sadico piacere mente sulle sue spalle veniva fatto scivolare da servi compiacenti il sangue ancora caldo delle sue giovani e inermi vittime, nel quale s’immergeva completamente nuda perché convinta che quelle abluzioni potessero preservare in eterno la sua bellezza. Simbolo di una femminilità androgina che, svincolata dal suo ruolo canonico, rivendica per se stessa una prerogativa ambita, quella dell’esercizio illimitato del potere, tradizionalmente attribuita alla controparte maschile, Erzsébet è senza dubbio una delle più riuscite incarnazioni di un archetipo, la belle dame sans merci di cui parlava Mario Praz in un suo saggio celeberrimo, destinato ad imperitura fortuna letteraria. Nondimeno l’improvvisa morte dell’influente consorte, caduto facendo strage d’infedeli, la privò d’un tratto del favore imperiale che le aveva fin a quel momento garantito l’impunità: arrestata con l’accusa di blasfemia fu condannata ad essere murata viva nei sotterranei della sua dimora, tra i cui ruderi la leggenda vuole che il suo fantasma compaia ancora di tanto in tanto. Valentine Penrose, La contessa sanguinaria, Studio Editoriale, Milano, 2020; pag. 212 € 22,00. Artículo*: Paolo Mathlouthi Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
La Dama Nera, conosciuta come Elisabetta nell’Occidente latino, rivive nelle pagine del capolavoro di Valentine Penrose, un classico dell’erotismo riproposto dopo sessant’anni.

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La Orquesta y Coro RTVE interpreta 'Stabat Mater' de Dvorák

Dirigida por Christoph König Con la soprano Marjukka Tepponen, la mezzosoprano Bettina Ranch, el tenor Juan Antonio Sanabria y el bajo Mika Kares, como solistas Jueves 24 y viernes 25 de febrero, a las 19:30 horas en Teatro Monumental de Madrid Leer la noticia completa Artículo*: Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
La Orquesta Sinfónica y Coro RTVE dirigida por Christoph König interpretará en el Teatro Monumental la cantata religiosa 'Stabat Mater' de Antonín Dvorák.

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Il filosofo in prigione. Il processo Evola-F.A.R. del 1951

Il filosofo veneto Andrea Emo, al termine del secondo conflitto mondiale, ebbe a scrivere, da lucido diagnosta qual era, che la democrazia liberale è “epidemica”. Il termine è da leggersi in senso etimologico greco: vale a dire, la democrazia moderna tende a porsi, attraverso il proprio apparato rappresentativo, “sul popolo”, a limitarne la libertà e l’effettivo esercizio della sovranità politica. Oggi, in piena età della governance, la cosa ha evidenza lapalissiana ma in quel frangente, tale tesi risultava, quantomeno, sospetta di “nostalgismo”. Un libro di Guido Andrea Pautasso, di recente comparso nel catalogo Oaks, Il filosofo in prigione. Documenti sul processo a Julius Evola, ci pare confermi la tesi di Emo (per ordini: info@oakseditrice.it, pp.287, euro 20,00). Il volume è arricchito dalla premessa di Gianfranco de Turris e dalla prefazione di Sandro Forte. Si tratta della raccolta dei documenti prodotti durante il processo a carico dei F.A.R. (Fasci d’Azione Rivoluzionaria), celebratosi a Roma nel 1951. Nel testo compaiono i verbali degli interrogatori degli imputati e delle sedute processuali, nonché tutti gli articoli usciti sulla stampa in tema. Completa la documentazione uno scritto di Fausto Gianfranceschi, anch’egli coinvolto nell’inchiesta, intitolato, In prigione con Evola. L’autore ricorda che Evola venne prelevato dalla Polizia dal proprio appartamento romano, nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1951. L’abitazione era stata piantonata dagli uomini della Pubblica Sicurezza agli ordini di Federico Umberto D’Amato che, non casualmente, tra il 1971 e il 1974 (anni della strategia della tensione), dirigerà l’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, nonostante il filosofo fosse da tempo paralizzato agli arti inferiori, e quindi, impossibilitato a mettere in atto tentativi di fuga. Era accusato di essere il “cattivo maestro” di un gruppo di giovani appartenenti ai F.A.R., che avevano compiuto attentati dimostrativi contro sedi di partito, senza alcuno spargimento di sangue. Alcuni militanti del gruppo pianificarono, tra le altre cose, l’affondamento della nave Colombo: «che in base al Trattato di pace doveva essere ceduta all’Unione Sovietica» (p. 14). Il piano fu scoperto e furono arrestati diversi appartenenti all’organizzazione: Clemente Graziani, Biagio Bertucci, Paolo Andriani. Nel 1951 ci furono altri attentati dei F.A.R. e nella Capitale vennero imprigionati numerosi attivisti di destra. E’ in tale circostanza, che Evola, presunto ispiratore di tali azioni dimostrative, venne condotto in carcere. Il tradizionalista, date le condizioni fisiche in cui versava, fu detenuto nell’infermeria di Regina Coeli per sei mesi. Il processo ebbe inizio il 10 ottobre. Il pensatore comparve in aula, trasportato in barella da detenuti comuni, il 12 di quel mese. In quel frangente storico, il filosofo era impegnato nella revisione delle sue opere principali, tanto che, nel maggio del 1951, aveva visto la luce la nuova edizione di Rivolta contro il mondo moderno. Pautasso ricorda che il tradizionalista: «per l’insistenza dell’amico Massimo Scaligero, iniziò a collaborare ad alcune testate giornalistiche vicine al Movimento Sociale» (p. 27). Dopo la pubblicazione su “La Sfida” dell’articolo evoliano Coraggio radicale, il filosofo entrò in contatto con un gruppo di giovani che collaboravano all’ “inchiostro dei vinti”: Erra, Graziani, Rauti, Gianfranceschi. Di Evola, Gianfranceschi, in seguito divenuto cattolico, scrisse: «Ci liberò dalle scorie del passato cui eravamo politicamente legati, senza concessioni agli orribili luoghi comuni dell’”antifascismo”» (p. 28). Il pensatore partecipò a una conferenza missina a Roma e, successivamente, assistette alla II Assemblea giovanile del partito. Iniziò, così, la sua intensa collaborazione alle riviste d’area, tra le quali Imperium. I tre articoli usciti sul periodico, suscitarono grande interesse nell’ambiente, in quanto centrati: «su una visione spirituale, anti eudemonistica e qualitativa della vita» (p. 36). Quei giovani convinsero Evola a scrivere un unico testo chiarificatore, relativo al cammino di formazione spirituale che avrebbero dovuto intraprendere. Nacquero così le 22 pagine dell’opuscolo Orientamenti, presto divenuto livre de chevet della “gioventù nazionale” e ritenuto dalla Questura nientemeno che una sorta di vademecum “esoterico” per terroristi. Durante il processo, un funzionario dell’Ufficio Politico dichiarò esser stato un dirigente nazionale missino a denunciare la corrente giovanile di Imperium. Evola, nell’autobiografia, ricorda l’episodio della carcerazione come se fosse stato involontariamente: «coinvolto in una comica vicenda» (p. 42). Comica lo fu davvero, se si pensa che il filosofo, fin dagli anni Trenta, aveva con chiarezza sostenuto che nel fascismo apprezzava quanto del retaggio “tradizionale” era tornato a mostrarsi. Per questo non si era mai iscritto al P.N.F. né, tantomeno, al M.S.I. Inoltre, come gli atti processuali misero in luce, aveva invitato accoratamente più volte quei giovani a desistere da ogni forma attivistico-politica, e a respingere qualsivoglia pratica violenta. L’arringa difensiva di Francesco Carnelutti e la sua autodifesa dimostrarono che il pensiero evoliano non era riducibile, sic et simpliciter, a quello fascista, le sue idee essendo: «tradizionali e controrivoluzionarie» (p. 18). Così, di fronte all’evidenza delle cose, il 20 novembre 1951, Evola, Melchionda, Petronio e altri, furono assolti per non aver commesso il fatto. Tre anni dopo la Corte d’Assise ritenne di non dover procedere contro Evola, Erra e De Biasi per apologia di fascismo, in quanto il reato era estinto a seguito di amnistia. I magistrati, in questa seconda sezione di giudizio, per quanto attiene al reato di apologia, avevano ragionato in questi termini: se le idee “tradizionali” di Evola riemersero, sia pur parzialmente, nel fascismo, ciò implicava che esse fossero, in qualche modo, sintoniche al regime totalitario. I documenti e la loro esegesi, presentate in questo volume, chiariscono come la rinata democrazia repubblicana ordisse “processi alle idee” non conformi. Da allora, la fama di maestro “solfureo” ha gravato su Evola, derubricato dalla critica a pensatore “imperdonabile”. Anche in quella circostanza, il Barone mantenne un distacco interiore ragguardevole, rispetto agli eventi che lo vedevano coinvolto, testimoniando la propria diversità esistenziale. Artículo*: Giovanni Sessa Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Il libro di Pautasso raccoglie i documenti prodotti durante il processo a carico dei F.A.R. nel 1951, compresi i verbali degli interrogatori degli imputati e delle sedute processuali, nonché tutti …

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Psicología MENADEL Clínica y Tradicional

La Psicoterapia (Psicología Clínica Cognitivo-Conductual aplicada con fines terapéuticos) es un proceso de superación que, a través de la observación, análisis, control y transformación del pensamiento y modificación de hábitos de conducta te ayudará a vencer: Depresión / Melancolía Neurosis / Estrés Ansiedad / Angustia Miedos / Fobias Adicciones / Dependencias (Drogas, Juego, Sexo…) Obsesiones Problemas Familiares y de Pareja e Hijos Trastornos de Personalidad . . . Psicología Tradicional (Cuerpo, Alma y Espíritu): “La psicología tradicional y sagrada da por establecido que la vida es un medio hacia un fin más allá de sí misma, no que haya de ser vivida a toda costa. La psicología tradicional no se basa en la observación; es una ciencia de la experiencia subjetiva. Su verdad no es del tipo susceptible de demostración estadística; es una verdad que solo puede ser verificada por el contemplativo experto. En otras palabras, su verdad solo puede ser verificada por aquellos que adoptan el procedimiento prescrito por sus proponedores, y que se llama una Vía”. (Ananda K Coomaraswamy) La Psicología no trata únicamente patologías. ¿Qué sentido tiene mi vida? El Autoconocimiento, el desarrollo interior es una necesidad de interés creciente en una sociedad de prisas, consumo compulsivo, incertidumbre, soledad y vacío. Conocerte a Ti mismo como clave para encontrar la verdadera felicidad. Estudio de las estructuras subyacentes de Personalidad Técnicas de Relajación Visualización Creativa Concentración Cambio de Hábitos Desbloqueo Emocional Exploración de la Consciencia Desde la Psicología Cognitivo-Conductual hasta la Psicología Tradicional, adaptándonos a la naturaleza, necesidades y condiciones de nuestros pacientes desde 1992 ★ February 23, 2022 at 07:06PM
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Interactivo monográfico sobre Heandel - RTVE.es

Noticia Radio Clásica ¿El 23 de febrero se conmemora el nacimiento de Haendel Celébralo en Radio Clásica con este monográfico interactivo Leer la noticia completa Artículo*: Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Disfruta de este interactivo que recopila muchos de los programas que Radio Clásica ha dedicado al compositor barroco y a su obra. ¿A qué esperas?

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¿Un virus que refuerza nuestra capacidad cognitiva?

Los bacteriófagos, un tipo de virus que se replica dentro de las bacterias, representan uno de los mayores vacíos en el conocimiento del microbioma humano. Una nueva investigación se ha centrado en el estudio de dos tipos de bacteriófagos prevalentes en la microbiota intestinal: los Caudovirales y los Microviridae. El estudio lo han liderado el Instituto de Investigación Biomédica de Girona Josep Trueta (IDIBGI) y el Centro de Investigación Biomédica en Red de la Fisiopatología de la Obesidad y Nutrición (CIBEROBN) en el que participa la Universitat de València (UV), en España. En una muestra de 114 personas, ampliada a 942 sujetos (participantes del proyecto del Imagenoma del Envejecimiento del IDIBGI), el equipo investigador ha encontrado que “los individuos con más Caudovirales tenían un mejor rendimiento de los procesos ejecutivos y la memoria verbal, y, en cambio, la presencia de mayores niveles de Microviridae se relacionaban con un mayor deterioro de las capacidades ejecutivas del cerebro”, explica José Manuel Fernández-Real, coautor del estudio así como jefe del grupo de Nutrición, Eumetabolismo y Salud del IDIBGI y el CIBEROBN. Los resultados demuestran que los bacteriófagos presentes en la microbiota intestinal influyen en la relación entre el microbioma y el cerebro. Además, el trabajo abre la puerta a nuevas líneas de investigación como el estudio de posibles suplementos en la dieta con este virus de forma aislada para mejorar las capacidades cognitivas de las personas. El estudio ha sido liderado por José Manuel Fernández-Real y Jordi Mayneris-Perxachs, este último también del grupo de Nutrición, Eumetabolismo y Salud del IDIBGI y el CIBEROBN, y se ha realizado en colaboración con el grupo de investigación en Neurofarmacología que dirige Rafael Maldonado en la Universidad Pompeu Fabra en Barcelona; el grupo de Microbioma Humano de Andrés Moya y Vicente Pérez-Brocal, de la Fundación para el Fomento de la Investigación Sanitaria y Biomédica de la Comunitat Valenciana (FISABIO); el Instituto de Biología Integrativa de Sistemas (I2SysBio, centro mixto de la UV y del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC)); la Universidad de Alicante (UA); y el Consorcio de Investigación Biomédica en Red de Epidemiología y Salud Pública (CIBERESP), en España todas estas entidades. Vicente Pérez (izquierda) y Andrés Moya. (Foto: FISABIO / UV) ¿Cómo absorber Caudovirales? Para saber cómo las personas pueden acceder a estos virus, el equipo científico llevó a cabo encuestas alimentarias a los participantes para conocer su dieta. Curiosamente, los individuos que tenían más Caudovirales en la microbiota intestinal consumían más productos lácteos de forma habitual. Un hallazgo apoyado por la literatura científica en este ámbito: algunas investigaciones previas señalaban que las personas que tomaban mayor cantidad de productos lácteos tenían mejores funciones cognitivas. Con el objetivo de reforzar aún más el resultado, se hizo un experimento con ratones, mediante la microbiota presente en las diferentes muestras de las heces humanas, para lo que la trasplantaron al intestino de los roedores. Los ratones que recibieron una microbiota rica en Caudovirales presentaron un mejor rendimiento cognitivo y más memoria que otros ratones. Un segundo experimento de confirmación se realizó utilizando como modelo animal moscas Drosophila melanogaster, también conocidas como las moscas de la fruta. Primero, un grupo de moscas fue alimentado con suero láctico, y demostró tener más memoria que el otro grupo de Drosophila que ingirió el suero láctico esterilizado y, por tanto, sin virus. El experimento se repitió, pero en este caso se suplementó la alimentación de las moscas con los bacteriófagos aislados. Los resultados se replicaron de nuevo. Al observar un grupo de genes en el cerebro de la mosca, los autores encontraron que la presencia de los Caudovirales regulaba al alza los genes asociados con la memoria. El estudio se titula «Caudovirales bacteriophages are associated with improved executive function and memory in flies, mice, and humans». Y se ha publicado en la revista académica Cell Host & Microbe. (Fuente: UV) Artículo*: Más info en psico@mijasnatural.com / 607725547 MENADEL (Frasco Martín) Psicología Clínica y Tradicional en Mijas Pueblo (MIJAS NATURAL) *No suscribimos necesariamente las opiniones o artículos aquí compartidos. No todo es lo que parece.
Los bacteriófagos, un tipo de virus que se replica dentro de las bacterias, representan uno de los mayores vacíos en el conocimiento del microbioma humano. Una nueva investigación se ha centrado en el estudio de dos tipos de bacteriófagos prevale

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