
Julius Evola in “Rivolta contro il mondo moderno”, rifacendosi ai principi della civiltà indo-aria, precisava il ruolo del padre nell’antichità romana. «Il padre era il sacerdote virile del sacro fuoco familiare, epperò colui che per i suoi figli, i suoi congiunti… doveva apparire come il mediatore naturale di ogni rapporto efficace col sovrasensibile…. poiché nel pater si incentrava il compito di non lasciar “spegnere il fuoco”, dunque «per tal via, egli costituiva realmente il centro della famiglia e… la costituzione del diritto paterno tradizionale ne segue come naturale conseguenza…».
Oggi siamo lontani anni luce dalle suddette concezioni e la paternità è ridotta a semplice espressione di una consanguineità, naturale o acquisita nel caso dell’adozione.
La difficoltà di essere padri, nel nostro tempo, non è il dovere di anteporre al proprio egoismo la partecipazione alla vita dei propri figli, con le inevitabili rinunce alle libertà della vita di single, o la difficoltà di trovare gli strumenti più idonei a narrare loro, tra favole e realtà, i propri principi per avviarli alla conoscenza; o ancora superare il divario generazionale e smorzare le ineluttabili ribellioni che si manifestano dalla pubertà in avanti, nella problematica ricerca giovanile di un’identità e di un carattere.
L’arduo compito di essere padri, è doversi confrontare con un programma socio-culturale, che fin dalla tenera età sobilla i figli, alzando muri di incomprensione e diffidenza verso i genitori.
La scuola è il primo avversario; attraverso la classe docente formatasi in gran parte sulle istanze sessantottine, agisce in modo antieducativo, talora schizofrenico, fungendo da megafono di un sistema squilibrato del quale propaganda le nozioni, anche quando sono in palese contraddizione con le evidenze della logica. L’istruzione si trasforma in arido esercizio di potere da parte di professori motivati solo dal tornaconto del posto di lavoro.
L’altro nemico, più temibile, è la realtà virtuale che, avvalendosi dei social più diffusi, diventa sempre più pervasiva e dalla quale è impossibile difendersi; né esiste per un padre la remota possibilità di essere ascoltato nel suo tentativo di attuare dei correttivi in merito. Ormai anche tra le mura domestiche le madri “tecnologiche” che hanno “scoperto” la rete, danno il primo cattivo esempio; si lotta in trincea mentre il nemico si impone utilizzando le adeguate suggestioni.
Ma in questa sfida impari si gioca l’importanza dei padri e della loro esistenza, che neanche le più distorte teorie di genere possono offuscare. Persino Freud ammetteva: «Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre».
Ebbene in un’epoca materialista e densa di influenze subumane in cui si tende a irridere qualsiasi accenno spirituale, l’augurio che desideriamo porgere a tutti i Padri è non dimenticare di essere, sempre e comunque, portatori di una scintilla divina, che impone il sacro dovere di tornare a riappropriarsi del suo ruolo di centralità e trasmettere ai figli la propria Fede e l’Amore per la Verità.
BarCa
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