
La maschera è caduta
Se è vero che la ferocia sanguinaria di Israele è stata (ipocritamente) scoperta solo dall’inizio del genocidio in atto a Gaza, le brutalità inumane degli Stati Uniti risalgono allo sterminio dei nativi del Nord America. Lo strapotere economico-militare e un’esclusiva impunità, in quanto “liberatori”, tutela da sempre l’esercito statunitense, anche nei casi di stragi commesse per “futili motivi” o “errori di valutazione”, esonerandoli quindi da qualsivoglia procedimento penale. Basti pensare alla strage del Cermis, quando un pilota in cerca di “emozioni”, volando molto al di sotto delle quote stabilite, tranciò il cavo di una funivia facendo schiantare 20 persone al suolo da circa 100 mt di altezza; uno tra i tanti episodi a dimostrazione della loro prepotenza, in pace come in guerra.
In questi giorni assistiamo a un’aggressione vile e immotivata sferrata contro l’Iran dagli USA, per seguire, obbedienti, Israele; in un atto doppiamente scellerato, in quanto i due “compari”, fingendo di trattare con le controparti per abbassarne la soglia di all’erta, si preparavano a colpirlo in modo proditorio e letale.
Crimini di guerra
Israele ha seguito un piano criminale già collaudato nel giugno 2025, quando prima dell’alba aveva decapitato con un attacco simultaneo i vertici militari e gli scienziati del Paese. Nelle prime ore dell’attacco attuale, oltre alla morte di Alì Khamenei, durante un raid USA contro una base dei pasdaran, è stata distrutta una scuola elementare, provocando l’omicidio di 165 bambine. L’alleanza USraele ha poi continuato a mietere vittime civili, con il pretesto che le abitazioni nascondevano rifugi di nuclei armati e altre scuole sono state distrutte; ma il mondo tace di fronte a un tale scempio, come continua a tacere sul massacro che Israele prosegue indisturbato in Palestina.
A riprova dell’incrollabile “coraggio” amerikano, un sottomarino USA ha affondato la Iris Dena, unità militare che navigava disarmata di rientro da un’esercitazione congiunta con la marina indiana, e si è prontamente allontanato, senza prestare alcun soccorso alle vittime, causando la morte di 148 marinai.
Dimostrazione lampante di una tattica militare che colpisce a tradimento e annienta civili indifesi, usando metodi da gangster che Trump ha reso leciti, mostrando il suo asservimento alla criminale politica di Netanyahu, per lo meno da quando lanciò un raid con droni sull’aeroporto di Baghdad per assassinare il Generale Soleimani; o, con altre motivazioni, nel recente rapimento del Presidente venezuelano. Oggi, forse tenuto in scacco dal Mossad a causa degli Epstein files, pur di non rendere pubblico il suo coinvolgimento con l’ambiente pedo-satanista, Trump sta di fatto superando in brutalità persino il suo “padrone alleato”.
Punto di non ritorno
Questa volta però i due hanno varcato ogni linea rossa quando hanno assassinato, assieme alla sua famiglia, una delle più alte autorità religiose mondiali, Guida spirituale di oltre trecento milioni di sciiti sparsi in tutto il mondo islamico; per intenderci, l’equivalente del Papa per i cattolici; una figura verso il quale ha avuto parole sincere di cordoglio solo l’Arcivescovo Kirill, Patriarca di tutte le Russie.
Le incursioni sui quartieri residenziali per demoralizzare e terrorizzare la popolazione, illudendosi di spingerla ad una rivolta contro il governo, a tutt’oggi hanno fallito l’intento e hanno dato prova di una rozza e grossolana considerazione del popolo iraniano il quale, inspiegabilmente per l’ateo occidente, si è anzi compattato grazie ad una radicata religiosità che ha coinvolto persino i dissidenti del regime.
Dissidenti sì, non traditori come Ciro Rheza Pahlevi, “il servo” ammaestrato dagli amerikani, che avendo festeggiato l’uccisione di Alì Khamenei pretenderebbe di mettersi a capo di una rivolta contro la repubblica islamica, per instaurare un governo filo-americano, attribuendosi presuntuosamente un’autorità alternativa poggiante su alcune migliaia di fuoriusciti e infedeli, primi nemici del loro Paese.
Ipocrita occidente
Con quel che sta avvenendo, siamo chiaramente di fronte all’atto finale di un Occidente morente, perso nel suo profondo e irreversibile smarrimento spirituale e asservimento totale all’oligarchia tecnocratica che ha snaturato l’intera civiltà occidentale, profanando l’inviolabilità del sacro e delle creature inermi. Proprio perché questi avvenimenti non suscitano alcuna repulsione negli ipocriti leader occidentali – “difensori dei diritti umani” – che si guardano bene dal pronunciare critiche, che sarebbero non solo legittime e fondate, ma sicuramente dovute, se solo costoro conservassero ancora un minimo di senso etico; mentre invece hanno l’insolenza di intimare ad uno Stato sovrano com’è l’Iran di astenersi dal replicare ai vili attacchi cui è sottoposto; continuando loro a sostenere acriticamente la realpolitik di USraele e della loro pervicacia nel voler rovesciare il regime degli ayatollah.
Il giornalista Hassan Mafi ha così commentato la pretesa statunitense di condurre una guerra di liberazione: “Immaginate di violentare delle ragazzine di 13 anni su isole private e di uccidere più di 153 studentesse in Iran, e di continuare a parlare di “libertà per le donne iraniane“. (Giorgio Bianchi Photojournalist). D’altronde, l’ammissione farneticante dell’ideologo MAGA Matt Schlapp a proposito delle bimbe uccise, “meglio morte che in burka”, rivela la bassezza morale americana e l’arroganza nel calcolare l’uccisione di innocenti migliore di una vita sottoposta alle leggi islamiche; la stessa arrogante superiorità di quanti hanno eletto a sistema l’abuso sui minori e le violenze/omicidi che emergono gradualmente dagli Epstein files.
Nuovi scenari o equa pace?
Reazioni imprevedibili sono però dietro l’angolo, e i Paesi del Golfo, loro alleati storici, mentre subiscono le reazioni iraniane, con una difesa pressoché inesistente, cominciano a dubitare della protezione americana, riposizionata totalmente a difesa di Israele; e se gli avvenimenti mostrano come «il diritto internazionale vale fino ad un certo punto» (Ourvoice.it), anche la “fedeltà” dei sudditi, di fronte alle minacce tangibili, inizia a vacillare e potrebbe ribaltare gli scenari geopolitici attuali.
Per quanto ci riguarda, già in passato abbiamo concordato con Massimo Fini sul fatto che «…la guerra si può considerare tradizionale laddove i contendenti ritengono legittima, reciprocamente, la violenza…»; e condividiamo con Carl Schmitt un concetto cardine «…il nemico non è considerato un criminale ma un iustus hostis». Oggi, in questo mondo devastato nel quale si criminalizza in anticipo l’avversario per giustificare qualsiasi empietà nei suoi confronti, risuonano più attuali che mai le parole di Abraham Lincoln, secondo il quale non esiste [più] un modo onorevole di uccidere, né un modo garbato di distruggere. Non c’è niente di buono nella guerra [imperialista], eccetto la sua fine.
BarCa
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