
<p><img src="https://www.heliodromos.it/wp-content/uploads/2026/10/Miguel-de-Unamuno-Abuelo-y-nieto.webp" alt="Pane al pane" width="600" height="600"></p>
<p>Chi si è trovato a raccontare qualcosa, fiabe leggende o altro, a un bambino ha potuto sperimentarne l’innato “conservatorismo”, che lo porta a mettere un’attenzione ossessiva e quasi maniacale nel rispetto e coerenza del racconto originale, nell’attenersi scrupolosamente allo svolgimento canonico e, di conseguenza, nel suo manifesto disappunto per ogni variazione o modifica della trama dei personaggi e degli avvenimenti: sia per un difetto di memoria o per un’arbitraria e unilaterale esigenza di cambiamento e originalità da parte del narratore.</p>
<p>E questo ci rimanda direttamente alla fittizia distinzione fra tradizioni colte e tradizioni popolari, principi immutabili e saggezza comune (rientrando quindi nel novero lo stesso folklore), essendo i dati tradizionali conservati e trasmessi tanto dal popolo quanto dalle persone colte. Con la differenza che, quando tale trasmissione viene affidata a quelli che Guénon chiamava gli <em>eruditi</em>, «tali dati rischiano di essere alterati dalle persone colte, perché costoro hanno più o meno sempre la tendenza a mischiarvi le loro proprie interpretazioni». Ed è proprio il caso di dire: meglio analfabeti che troppo istruiti!</p>
<p>Le persone “studiate”, infatti, essendo nella maggioranza dei casi devoti alla scienza moderna, e quindi in primo luogo alle sue tendenze evoluzioniste e alla conseguente invenzione del progresso, sono portate a vedere un miglioramento in quelle che invece sono solo delle deprecabili degenerazioni, arrivando a dare un giudizio positivo perfino alla mancanza di dominio di sé, all’abbandono di ogni disciplina, alla perdita della fermezza d’animo e all’allontanamento da uno stile di vita sobrio e integro. Tutta roba del passato, inconciliabile con le sorti progressive dell’umanità. Attribuendo, quindi, al ribelle presunto ed al contestatore occasionale le qualità proprie, invece, di chi vuole essere <em>libero</em> per farne qualcosa di quella libertà, per usarla a fin di bene, per aprirsi al trascendimento e superamento di tutto quel che è solamente umano.</p>
<p>E non è certo un caso se a farsi promotori dei valori fondanti di un’esistenza piena e vera – qui limitandoci al mondo classico e tralasciando, per brevità, la sapienza orientale – siano stati uomini come Seneca, Marco Aurelio, Cicerone, Platone, Epitteto o Pitagora; i quali hanno sicuramente ben poco da spartire con la squallida e squalificata figura dell’intellettuale moderno di estrazione borghese, venutosi ad affermare al giorno d’oggi; inconsistente nel carattere e fastidiosamente vanitoso, intento a sostituire la cultura profana alle dottrine sapienziali, gli intrighi sentimentali e le storie di sesso ai percorsi formativi, le rovine esistenziali al compimento della personalità; privilegiando nelle loro opere le figure problematiche di cui si occupa la scienza psichiatrica e la psicoanalisi, trasformandole in modelli esistenziali a cui ispirarsi e rendere omaggio. Suscitando in questo modo un’istintiva antipatia nella gente semplice e dall’animo nobile, nel contadino e nell’aristocratico (ammesso che ne siano ancora rimasti, degli uni e degli altri!), spinti ad usare la pistola, o in alternativa il fucile da caccia, come <em>segnalibro</em> e <em>strumento critico</em> per i loro parti letterari.</p>
<p>Del resto, il coraggio di continuare a chiamare le cose col loro nome (e quindi di assecondare e soddisfare le aspettative del “bambino ascoltatore”), per lo meno in ambito letterario, è una prerogativa di pochi autori e uomini liberi che hanno creato non pochi imbarazzi e insolubili casi di coscienza alla cultura venutasi ad affermare dopo la Seconda Guerra Mondiale, tenuta per mano e condotta dai comunisti. Autori come Ezra Pound o Luis Ferdinand Céline, per limitarci ai più “scandalosi”, i quali, senza mistificazioni, senza giri di parole e senza espedienti dialettici, mostrarono il vero volto e l’esito finale del dominio incontrastato degli usurai e delle loro masnade e cricche di provenienza.</p>
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